I mercati obbligazionari nei Mercati Emergenti analisi a cura dell’Ufficio Studi di Union Investment

I mercati obbligazionari nei Mercati Emergenti analisi a cura dell'Ufficio Studi di Union Investment La crisi dei mercati finanziari ha ormai travolto in pieno anche l'andamento dei mercati obbligazionari dei Mercati Emergenti.

24/nov/2008 12.45.05 Ogami Contatta l'autore

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 La crisi dei mercati finanziari ha ormai travolto in pieno anche l'andamento dei mercati obbligazionari dei Mercati Emergenti. Nel mese di ottobre i livelli dei relativi indici che segnano il valore dell'impatto dei rendimenti (i cosiddetti spread) hanno raggiunto punte mai toccate in precedenza, tando che lo spread del rappresentativo JP Morgan EMBI è arrivato a quasi 900 punti base. Se si vuole fare un confronto,  basti pensare che all'inizio di settembre l'impatto degli interessi nei confronti dei titoli del Tesoro americano era a soli 300 punti base. La variazione di perdita di ottobre, misurata secondo l'indice EMBI, è stata di non meno del 14 per cento e solo alla fine del mese  la situazione si è fatta un po' meno  tesa.

 

In questa cupa atmosfera generale segnata dalla sempre crescente avversione al rischio, le trattative basate su obbligazione dei Paesi Emergenti sono andate quasi sparendo. Nello scenario complessivo non si sono praticamente più registrate differenze di andamento tra un Paese e l'altro e sotto pressione sono finiti anche i titoli di Paesi economicamente  robusti quali il Brasile. I Paesi dell'Europa dell'Est, dell'Asia e dell'America latina, con una liquidità estremamente bassa, hanno cominciato a dar segno di possibili difficoltà nel mantenere fede agli impegni di pagamento (Sovereign Bond) presi nei confronti di valute più forti come il dollaro o lo stesso euro. In concomitanza con le perdite dei corsi molti tassi di cambio sono finiti anch'essi sotto una grande  pressione e questo è stato particolarmente evidente nei confronti del dollaro. Ma anche nei confronti dell'euro se si considera la crescente debolezza della lira turca e del peso messicano che si sono entrambe svalutate nei confronti della moneta europea. L'indice specifico per questo segmento di mercato, il JP Morgan ELMI, ha perso nove punti percentuali in tale contesto. Data la situazione generale particolarmente spinosa Paesi come l'Islanda, l'Ungheria e l'Ucraina hanno dovuto rivolgersi al fondo monetario internazionale (FMI) con la richiesta di aiuti urgenti per poter sfuggire a minacciosi problemi di pagamento dei debiti esteri. In linea generale si può dire che i rischi di insolvenza così come la possibilità di consistenti difficoltà a mantener fede alle scadenze e la crescente crisi monetaria hanno fatto da sfondo anche al corrispondente abbasssamento dei rating su altri Paesi, quali la Russia, il Pakistan e l'Argentina.

 

Malgrado tutto, però, la ragione principale delle perdite dei Mercati Emergenti sta nella fuga massiccia degli investimenti da queste regioni che si presentano con una illiquiidità pressoché totale. Tali mercati ritroveranno un po' di tranquillità solo nel momento in cui si riuscirà a ritrovare almeno in parte una certa propensione al rischio e la condizione base perchè ciò accada è che abbiano effetto in maniera efficace i programmi di aiuti governativi rivolti al settore finanziari nei Paesi industrializzati. Nel frattempo in alcuni mercati si potrebbero cominciare a intravedere deboli segnali di ripresa e bisogna dire che in futuro ci si può aspettare qualche segno che faccia ben sperare per quanto riguarda i bond dei Paesi emergenti, soprattutto per il fatto che tutto sommato le condizioni di base non sono poi così negative e in un modo o nell'altro dovrebbero riuscire a sfuggire la recessione globale. 

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