Il mercato valutario internazionale

A dir la verità entrambi questi valori limite sono stati messi a dura prova dall'andamento dei mercati ma alla fine si è rimasti in questo range.

12/dic/2008 11.44.57 Ogami Contatta l'autore

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La discesa dell’euro rispetto al dollaro, cominciata a giugno, è proseguita anche in novembre. Nel corso del mese l’euro è stato pagato tra 1,25 e 1,30 dollari. A dir la verità entrambi questi valori limite sono stati messi a dura prova dall’andamento dei mercati ma alla fine si è rimasti in questo range. Ci sono però due motivi che fanno pensare a una possibile ulteriore rivalutazione del dollaro. Da una parte, nei momenti di crisi tradizionalmente si usa la moneta verde e dall’altra l’aggressiva politica di riduzione dei tassi d’interesse operata dalla banca emittente americana e l’annuncio che il governo del neo eletto Obama potrebbe mettere in atto massicci programmi fiscali vanno a sostegno dell’economia USA per farla uscire dalla recessioni prima di altri Paesi e questo rafforza il dollaro. Per contro però c’è il timore che l’indebitamento dello Stato e l’esorbitante crescita delle risorse valutarie americane possano a lungo termine gravare sul dollaro. E’ in questo teso scenario che nei prossimi mesi si vedrà muoversi la moneta americana.

 

Mentre il cambio euro dollaro nel mese di novembre è rimasto quindi sostanzialmente in pari, molte altre valute hanno dovuto registrare perdite consistenti. A soffrire maggiormente sono stati soprattutto i Paesi emergenti più ambiziosi quali il Messico o il Brasile che a causa della crisi finanziaria hanno dovuto far fronte ancora una volta a massicce fughe di capitali. Anche le valute dei Paesi dell’Europa dell’Est, tra cui la Corona ceca e lo Zloty polacco, non sono riuscite a sfuggire a questa sfera negativa. Inoltre, inaspettate e consistenti riduzioni dei principali tassi d’interesse di riferimento hanno spinto su una china discendente la Sterlina inglese e il Franco svizzero. La Banca d’Inghilterra ha portato il tasso d’interesse a circa 150 punti mentre la banca nazionale svizzera l’ha ridotto a 100 punti base e in questo modo si è allargato il divario delle due valute rispetto all’euro. In controtendenza lo Yen giapponese che si è rafforzato e i prestiti in Yen hanno quindi giocato un ruolo determinante nell’andamento del mercato valutario.

 

 

 

 

 

 

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