I mercati azionari internazionali analisi a cura dell’Ufficio Studi di Union Investment

12/dic/2008 11.51.59 Ogami Contatta l'autore

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In novembre vi è stata una frenata dell’alta volatilità registrata nei mesi precedenti sui mercati azionari internazionali. L’attenzione si è concentrata soprattutto sulle notizie provenienti dalla situazione economica generale. I dati ancora fortemente negativi hanno ulteriormente depresso i mercati spingendoli ancor più al ribasso, un po’ ovunque. A ben poco sono servite le manovre economiche e gli annunci di massicci interventi di soccorso e alla fine del mese i dati erano ancora pessimistici. In sostanza il bilancio mensile è stato negativo un po’ su tutte le piazze. Il DAX ha perso il 6,4 per cento, il Dow Jones Industrial Average (DJIA) il 5,3 per cento e l’indice Nikkei solo lo 0,8 per cento.

In un primo momento è parso che si potesse proseguire con i movimenti di recupero cominciati a ottobre, ma poi la pubblicazione dei dati del mercato del lavoro americano, decisamente ancor più deboli delle aspettative, hanno frenato ancora una volta l’andamento dei corsi a Embankment Street. Subito si è scesi addirittura al di sotto dei già bassi livelli di ottobre. E anche altre Borse nella prima metà del mese di novembre hanno dovuto registrare pesanti perdite dei corsi. E così il DAX ha perso quasi il 25 per cento del suo valore nei giorni più difficili e si è ritrovato a soli 4000 punti base. Ciò detto, visto la diminuzione nel terzo trimestre di circa lo 0,5 per cento del suo prodotto interno lordo in Germania la recessione tecnica è diventata certa.

Al centro dell’attenzione, oltre al settore finanziario, è stato soprattutto il mercato automobilistico. I tre grandi colossi americani (Ford, Chrysler e General Motors) hanno dovuto prendere atto di grossi problemi di liquidità e si sono visti constretti a chiedere l’aiuto e l’intervento del governo. Tutto ciò ha avuto ripercussioni anche sulla Opel, sorella tedesca della General Motors. Anche qui si è parlato di una crisi profonda, ma al momento non ci sono ancora precisi piani d’intervento a sostegno dell’industria  automobilistica.

E’ andata diversamente per quanto riguarda quella che era la più considerata la più grande banca del mondo, la Citigroup. Qui è intervenuto il governo americano in sinergia con la Fed e oltre ad altre misure di rafforzamento del capitale ha messo a disposizione garanzie per 306 miliardi di dollari. E questo ha dato un po’ di sollievo ai mercati che verso la fine del mese si sono ripresi, tanto che l’indice Dow Jones Industrial Average (DJIA) ha registrato il maggior incremento dal 1933, nello spazio di quattro giornate commerciali.

Negli anni passati il governo cinese aveva adottato misure per frenare la forte crescita, ma a novembre le cose sono andate ben diversamente. Con l’impegno di un programma di aiuti di più di 600 miliardi di dollari si sono dovuti modificare molti progetti e cancellare in particolare nuovi programmi per le infrastrutture del Paese, per poter far fronte alla mutata situazione economica. Ora infatti anche il fiorente mercato delle esportazioni verso l’estero risente delle generale crisi economico finanziaria. Altrettanto problematica si presenta la situazione del vicino Giappone. La risoluzione sull’accordo Carry-Trades aveva già indebolito il mercato con, in aggiunta, la rivalutazione dello Yen. Nel mese preso in esame, l’indice MSCI Far East ha perso il 2,7 per cento del suo valore.

 

 

 

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