EUROPA DELL’EST

15/dic/2008 12.19.56 Ogami Contatta l'autore

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Neanche in novembre si è fermata la caduta del mercato azionario russo. Alla fine del mese l’indice RTS aveva perso il 14,9 per cento del proprio valore. Un crollo  che supera di gran lunga quello registrato dal mercato tedesco e americano dove le perdite si sono alla fine attestate intorno a un contenuto 6 per cento. L’economia russa dipende ancora troppo fortemente dall’industria petrolifera e il forte calo del costo dell’oro nero ha messo sotto pressione tutto il mercato russo che ha così pagato il fatto che nel passato recente Putin non è stato in grado di diversificare la struttura economica del Paese. Questo ha pesato soprattutto verso la fine del mese di novembre quando l’OPEC ha deciso di non ridurre la produzione. Un taglio in questo senso avrebbe significato la possibilità di stabilizzare il prezzo del petrolio dando così un po’ di respiro alle grandi compagne petrolifere russe. Nel solo mese di novembre il prezzo a barile del greggio WTI è calato del 27 per cento e il suo valore è ora a due terzi di quello del mese di luglio. La compagnia petrolifera statale Rosneft però è riuscita a registrare buoni profitti che nel corso dei primi tre mesi del corrente anno commerciale potrebbero crescere del 140 per cento arrivando a ben 10,3 miliardi di dollari. L’andamento dei due giganti delle materie prime, Rio Tinto e BHP Billiton potrebbe poi ora agire positivamente sullo sviluppo di società come Rosneft, Lukoil e Tatneft contribuendo a consolidare attivamente il settore.

 

Per quanto riguarda il mercato azionario bulgaro, si è dovuto registrare un calo sostanzialmente ancora più pesante. Qui le perdite hanno raggiunto il 26,2 per cento. Il motivo è da ricercarsi nel deficit provocato in buona parte dalla fuga degli investitori  esteri dalle Borse dei Paesi emergenti, che sono visti oggi come mercati ad altissimo rischio. Una grave problema per la Bulgaria è poi anche l’elevato tasso inflazionistico che al momento non consente alla banca emittente di sostenere l’economia con una riduzione del tasso d’interesse di riferimento.

 

In Slovacchia la perdita è stata molto più moderata e si è fermata al 5,3 per cento. Qui i mercati sono stati sostenuti dall’annuncio dell’entrata nell’eurozona prevista per il prossimo gennaio, ma al contempo sono aumentate le preoccupazioni per il settore automobilistico. In tutto il mondo sono fortemente calate le vendite di veicoli e questo ha messo in profondissima crisi grandi aziende produttrici come Chrysler, Ford e General Motors. Anche le case automobilistiche giapponesi ed europee sono finite travolte da questo trend negativo. Gran parte delle aziende europee di questo settore hanno trasportato in Slovacchia i propri impianti produttivi e gran parte della prosperità del Paese si basa sullo sviluppo di questo ramo industriale. Non resta quindi altro che aspettare per vedere come e quanto peserà la crisi internazionale sul mercato azionario della Slovacchia.

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