I mercati obbligazionari nei Mercati Emergenti

I mercati obbligazionari nei Mercati Emergenti La crisi finanziaria e la recessione globale hanno pesato anche sui mercati obbligazionari dei Paesi Emergenti.

08/gen/2009 09.31.42 Ogami Contatta l'autore

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La crisi finanziaria e la recessione globale hanno pesato anche sui mercati obbligazionari dei Paesi Emergenti. L’impatto del rischio (spread) a livello dell’indice di riferimento - misurato in quello che è il rappresentativo JP Morgan EMBI – è cresciuto nel corso del mese preso in esame dal 6 al 7 per cento. Malgrado questi valori dello spread però le perdite dei corsi si possono considerare abbastanza contenute perchè è chiaramente in discesa anche il livello dei rendimenti. Contemporaneamente l’EMBIG, relativo specificatamente ai prestiti in euro, ha fatto registrare una leggera variazione di circa 20 punti ed è ora a quota 440 punti base. I mercati però continuano a evidenziare una liquidità sostanzialmente molto bassa e questo vale sia per i prestiti in dollari ed euro, considerate valute forti (obbligazioni sovrane), che per i prestiti nellle valute locali.

 

Nel numero in rapida crescita dei pacchetti di sostegno che vengono approntati dal FMI si pò leggere nel frattempo in quale difficile posizione siano finiti molti di questi paesi di confine. Il fondo monetario internazionale a novembre ha garantito pesanti prestiti per il valore di miliardi a Ucraina, Ungheria, Pakistan, Islanda e Serbia. Inoltre, un’assistenza finanziaria è stata promessa a Turchia, Bielorussia e Latvia. La Cina ha reagito alla travolgente situazione economica in peggioramento con un pacchetto di misure fiscali per un valore complessivo di ulteriori 460 miliardi di euro nei prossimi anni oltre ad aver adottato altre misure di ammorbidimento per quanto riguarda la politica monetaria, tra cui una riduzione delle riserve minime oltre alla diminuzione dei tassi d’interesse. I paesi esportatori di materie prime dei mercati Emergenti sono stati inoltre duramente colpiti dalla drammatica diminuzione dei prezzi del settore, ora più evidente che mai. Il prezzo del petrolio, per esempio, primo fra tutti, è crollato di almeno 50 dollari a barile.

 

Le agenzie di rating, visto l’andamento generale dei mercati, hanno fornito valutazioni sempre più negative e preoccupanti e anche questo è pesato in maniera considerevole sui mercati. Particolarmente colpiti sotto questo aspetto sono stati il Sudafrica, il Pakistan e parecchi stati dell’Europa dell’Est. Particolarmente serio è stato il caso della Romania. Il Paese, membro dell’Unione Europea, ha perso lo status di debitore sicuro (Investment degrees). Anche molte società dei Paesi Emergenti hanno visto abbassarsi le valutazioni o sono addirittura finite nell’elenco dei titoli con rating negativi. Tra queste imprese spiccano per esempio i produttori di acciaio russi Severstal e Evraz.

 

La difficile posizione di molti Paesi Emergenti si è riflessa anche nell’andamento dei mercati dei cambi valutari, dove la Rupia indonesiana ha perso il 10 per cento nei confronti del dollaro, il Won sudcoreano il 9 per cento e il Real brasiliano il 5 per cento. I prestiti in valuta locale a livello dell’indice di riferimento (JP Morgan ELMI) a novembre hanno subito una variazione dell’ 1 per cento.

 

Il principale fattore che pesa sulle obbligazioni dei paesi emergenti resta la massiccia fuga degli investitori esteri dalle Borse dei paesi di queste aree geografiche. Una ritorno alla normalità in questi mercati si potrà avere solo quando gli operatori saranno nuovamente pronti ad accettare il rischio.

 

Condizione di base perchè ciò possa realizzarsi è che diventino efficaci i programmi di aiuti finanziari statali straordinari programmati a sostegno del settore finanziario nei Paesi industrializzati. Nel frattempo ci si aspetta al meno una stabilizzazione dei mercati di capitale locali e questo fa nascere qualche speranza anche per i mercati obbligazionari dei paesi emergenti che potrebbero riprendersi in un tempo ragionevole, specie grazie al fatto che le condizioni di base sono tutto sommato ancora abbastanza rispettabili e, in un modo o nell’altro, questi mercati dovrebbero alla fine riuscire a fronteggiare la recessione globale.

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