" SANTI NON SI NASCE . SI DIVENTA"-Intervento di Marcello Bello al Convegno annuale di Retinopera sul tema:"Pace . nel nome di Don Tonino Bello"

11/gen/2009 17.19.07 redazione Contatta l'autore

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SANTI NON SI NASCE … SI DIVENTA PDF Stampa E-mail
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Sabato 01 Novembre 2008 14:40

SANTI NON SI NASCE … SI DIVENTA

(Intervento di Marcello Bello al Convegno annuale di Retinopera sul tema:

 “Pace … nel nome di Don Tonino Bello”)

Santi non si nasce: Santi lo si diventa ,e tutti siamo chiamati alla Santità perché non è questo un processo selettivo,ma una vocazione per tutti.La Santità è presente nel gesto del pescatore che tira le reti a riva,nell’ abbraccio di due innamorati che si scambiano  tenere effusioni ;la Santità è nella prima ballerina del Bolscjoi di Mosca come nella anziana claustrale.

Questa sera sono venuto per parlare a voi di mio fratello e cercare di farvi pervenire il suo messaggio ,come , cioè, si imbocca la via giusta senza cercare di essere diversi da tutti gli altri ,ma essendo semplicemente innamorati di Dio e dell’uomo.Ricorre quest’anno il 50° anniversario della sua Ordinazione Sacerdotale e ne approfitto perciò per parlarvi della sua prima giovinezza.Frequentò ,dietro l’incoraggiamento di mia madre ,prima gli anni del Ginnasio presso il Seminario Vescovile di Ugento e poi il Liceo al Regionale di Molfetta ,distinguendosi nello studio per risultati eccellenti e per il suo spirito gioviale Continuò la sua formazione Teologica a Bologna,presso l’ONARMO dove incontrò il Cardinale Lercaro e si preparò così ,oltre alla formazione culturale e spirituale,anche all’impegno Pastorale nell’ambito del lavoro.Era previsto infatti in questo Seminario un piano formativo di azione apostolica,coordinata con l’intervento dei Superiori, in una zona industriale di Bologna, seguendo una precisa linea d’azione, lo studio sociologico della zona Pastorale nell’inserimento nella vita Liturgica Domenicale delle Parrocchie interessate, gli incontri con i lavoratori delle singole fabbriche. In questo modo i chierici toccavano con mano la realtà sociale e verificavano la loro vocazione a questo particolare modo di vivere il Sacerdozio. “L’impatto di Tonino con la Pastorale del mondo del lavoro fu felice. Il Seminario era infatti il luogo dove si insegnava a vivere da poveri con un intento solo: formarsi per aiutare i poveri a raccogliere il messaggio cristiano come l’unica salvezza”. Mio fratello accettò in pieno questo modo di vivere semplice :credo che l’educazione impartitaci dalla nostra santa mamma continuasse a rivivere nel suo cuore e nella sua mente. Della nostra infanzia ricordiamo soprattutto la miseria e le difficili condizioni di vita. Ma insieme alla miseria della nostra terra conserviamo il ricordo “delle cose semplici e pulite di cui vivono gli umili: tepori di focolari nelle lunghe sere d’inverno, preghiere mormorate intorno alla tavola, sapore di pane (solo pane ), profumi di campi e di bucato, interminabili veglie all’aperto nelle notti d’estate in cui il racconto dei più vecchi si carica di inesprimibili nostalgie e fermano per un poco i sogni dei più giovani.Mio padre io non lo ricordo; quando morì, Tonino aveva appena 6 anni, Trifone 4 ed io appena 2. Mia madre rimase sola a badare a tre ragazzetti in pieno tempo di guerra.

Sicuramente la forza della sua fede avrà rimosso il velo di tristezza che spegneva i nostri sorrisi infantili.

Erano questi anni di pane duro e di privazioni, di sacrifici e di ricordi struggenti.

Tonino è riconoscente alla sua terra anche per questo .Dirà nella sua prima omelia in Alessano “grazie terra mia, piccola e povera, che mi hai fatto nascere povero come te, ma che proprio per questo mi hai dato la ricchezza incomparabile di capire i poveri e di potermi oggi disporre a servirli”.Credo che i cinque anni vissuti a Bologna siano stati sicuramente decisivi per la sua formazione.L’esperienza fra questi preti-operai che si cimentavano con la realtà delle fabbriche e la pastorale del mondo operaio, la Bologna del Cardinale Lercaro del 1953 piena di iniziative nel campo sociale e liturgico hanno allargato senz’altro i suoi orizzonti umani, tanto che a fatica se ne è distaccato quando è stato richiamato in Diocesi, nel Seminario Vescovile, dopo aver conseguito la Licenza in Teologia presso la Facoltà Teologica Settentrionale di Vengono Inferiore retta dall’allora Cardinale Montini,il futuro PaoloVI-Nella sua terra ha però incominciato subito a mettere a frutto le sue esperienze, contagiando , con il suo dinamismo e le sue iniziative, anche il Clero locale ed i ragazzi che si affacciavano alla vita.Era lui che con la famosa seicento Multipla faceva il giro della Diocesi per organizzare incontri e dibattiti, la campagna contro il divorzio e contro l’aborto, convegni e tavole rotonde sulla salvaguardia del Creato (vedi Zavtat).I suoi rapporti con noi fratelli sono stati quasi paterni (scusate il paradosso) : lui arricchiva con la sua esperienza la nostra formazione culturale e religiosa, integrando quella che ci veniva impartita da nostra madre.Era una grande festa quando nei periodi estivi e in occasione delle feste Natalizie e Pasquali, rientrava in casa : lo aspettavamo con ansia e trepidazione perché ci faceva partecipi di tutte le novità culturali e sociali di cui si era arricchito stando fuori.Era per noi come un padre, anche se lui non ne ha assunto mai l’autorità. E anche lui si integrava con le nostre piccole esperienze. Siamo cresciuti così condividendo le nostre gioie e le nostre amarezze. Per questo ho pianto e ho compartecipato alla sua sofferenza per l’incomprensione e la solitudine in cui si è ritrovato durante la guerra del Golfo e nella polemica sulla installazione degli F16 in terra di Puglia. Mi sono inorgoglito di essere suo fratello quando ha riempito la sua casa di sfrattati, di emarginati, di disperati, di giovani in cerca del senso del vivere.Ho condiviso la sua pena e la sua tristezza quando l’ho visto dagli schermi televisivi, in pieno agosto, in mezzo ad una fiumana di profughi Albanesi, là, sul molo del porto di Bari, a denunciare con passione l’assenza dello Stato, già impegnato nella più proficua attività di Tangentopoli, attirandosi addosso anche l’ira e il sarcasmo del Ministro degli Interni.Anche noi, come lui, ci sentiamo figli di quella straordinaria Creatura che è la Madre Celeste, che ha voluto cantare come Donna dei nostri giorni.Incominciò così ,forse con un po’ di timore ,la sua missione nella città di Tricase ,che ,in poco più di tre anni ,riuscì a plasmare sulla cadenza della sua parola e dei suoi gesti ,fino al punto che ,quando arrivò la “brutta” notizia del suo trasferimento ad altri incarichi ,ne pianse tutto il popolo insieme a lui .Forse in molti ,tra coloro che lo stimavano come prete dai gesti concreti ,in quel lontano autunno di quasi venticinque anni fa avranno temuto che la mitra mummificasse la sua personalità ;una notizia tranquillizzante arrivò dopo appena pochi giorni dall’inizio del suo Episcopato ,quando si diffuse la scandalosa notizia che era stato denunciato alla Magistratura per aver partecipato ad un blocco ferroviario organizzato dai lavoratori delle acciaierie di Giovinazzo,minacciati di licenziamento.  A fatica si allontanò dalla riva per prendere il largo e si portò a Molfetta col suo zaino privo di oro e d’argento ,ma ricco di tanta umiltà e povertà .Si presentò col Pastorale e la Croce di legno d’ulivo ,dono dei suoi compaesani ;con al dito la fede nuziale di mia madre come anello pastorale e con lo stemma raffigurante la Croce Alata di Alessano con un chiarissimo programma come motto “ascoltino gli umili e si rallegrino”.Poi ,quando nel 1985 il suo maestro e discepolo ,Mons. Bettazzi ,lo propose alla Presidenza Nazionale di Pax Christi , divenne la voce più inquieta e trascinante del pacifismo cattolico .Impresse una svolta determinante all’associazione e il suo gridare a voce alta la Pace ,l’antirazzismo ,l’accoglienza delle diversità ,la convivialità delle differenze , il riscatto del nostro Sud e di tutti i Sud della terra ha varcato i confini della Diocesi e della Nazione .Grazie a lui ,Molfetta è divenuta da allora la culla dove si sono riposte le speranze dell’umanità non violenta , il punto di riferimento dove convergono gli ideali di tanti giovani che ,nonostante tutto ,guardano ad un futuro di bontà e di onestà ,riflettendosi nella trasparenza dei suoi occhi e del suo stile di vita .Ti voglio bene Tonino e ti ringrazio per la splendida poesia e la calda umanità che hai profuso nelle lettere a Massimo ladro e a Giuseppe avanzo di galera che hanno accarezzato l’animo dei miei figli Stefano e Federica .Ti ringrazio per le tue “parole d’amore” che hanno trasfigurato il volto di Francesca e Raffaella .Ti ringraziamo tutti per il tuo tanto soffrire sulla tua cattedra del dolore vissuto con grande dignità.Sei stato uomo fino in “cima” nella tua sofferenza ,quando ,nella penombra della tua camera .come gli antichi Patriarchi hai alzato la tua mano benedicente sul capo di tutti coloro che si inginocchiavano al tuo capezzale .dai tuoi Confratelli ai vecchi coinquilini di Episcopio .E da ognuno di loro ti sei fatto benedire .Hai trasmesso in noi tanta pace e tanta serenità e non abbiamo più paura.Quando .in quella assolata giornata di agosto del 1992 ,dagli schermi televisivi rimbalzò la notizia della tua proposta di “dar vita a una grande forza di Pace sovrannazionale che invadesse le zone di guerra”,capii veramente ,forse anche con un brutto presentimento ,che stavi raggiungendo il momento supremo della tua profezia e del tuo sacrificio ;si ,del tuo sacrificio per tutti i poveri del mondo ,perché in quel momento diventavi veramente uomo planetario .Ci tenne col fiato sospeso e incollati per una intera settimana davanti agli schermi televisivi ,finchè non sentimmo dalla sua viva voce ,da quel teatro di Sarajevo illuminato dalla fioca luce di poche candele ,che “l’ONU dei potenti si ferma alle quattro del pomeriggio ,mentre l’ONU dei poveri si muove anche di sera”.Nessuno deve pensare che con la tua morte sia tutto finito .In quella tomba che hai voluto nella tua cara Alessano ,non vi sono resti ma i semi che daranno frutti abbondanti come hanno promesso le migliaia di ragazzi e ragazze che ti hanno detto “ciao don Tonino ,continueremo a sognare ad occhi aperti cieli nuovi e terre nuove”. Rimani per noi sempre “il folle di Dio e il Pastore diverso” che in quel vespro di Aprile di 15 anni fa ,con l’altare rivolto al mare ,racchiuso in una cassa di legno ,su un palco di nuda pietra ,all’aperto ,in mezzo alla folla sterminata della tua gente ,facevi sfogliare ,con la complicità del soffio dello Spirito ,l’Evangelo ,unico sostentamento della nostra povertà .Mancherà al popolo della Pace ,agli ultimi ,ai costruttori di giustizia ,alla Chiesa .Tanta gente però che lo ha conosciuto personalmente o attraverso i suoi scritti continua a venire a trovarlo sulla sua tomba e ne riparte con nuovi insegnamenti che inondano la mente fertile e la speranza dei nostri giovani Anch’io vado a trovarlo quasi giornalmente sulla sua tomba e continuo sempre ad attingere forza per temprare le condivisioni che abbiamo sperimentato quand’era ancora in vita. In questa serata, Retinopera ha voluto radunare in questa sede una piccolissima parte del popolo della pace. Ringraziamo in Agnese Ginocchio un magnifica rappresentante di questo popolo e auguriamo agli organizzatori di questo incontro di essere fedeli al loro mandato di informazione e formazione sulla via della santità.

                                                                              dott.    Marcello Bello

                                                                  San Pancrazio Salentino, lì 02/01/2008

                                                               “Pace … nel nome di Don Tonino Bello”

   Associazione socio-culturale    “Retinopera Salento”

    www.retinoperasalento.it; associazione@retinooperasalento.it

Link di collegamento alla pagina dell'articolo:

http://retinoperasalent.altervista.org/index.php?option=com_content&view=article&id=84:santi-non-si-nasce-si-diventa&catid=34:prima-pagina&Itemid=1

Per visualizzare il reportage fotografico inerente alla manifestazione collegarsi a questo link:

http://www.agneseginocchio.it/Recensioni/Agnese%20a%20San%20Pancrazio%20S.Brindisi08.htm

 

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