I mercati obbligazionari in Europa non euro analisi a cura dell’Ufficio Studi di Union Investment

I mercati obbligazionari in Europa non euro analisi a cura dell'Ufficio Studi di Union Investment L'attuale crisi finanziaria in Gran Bretagna è nata negli ultimi anni a causa del fenomeno della bolla immobiliare.

18/feb/2009 10.33.27 Ogami Contatta l'autore

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L’attuale crisi finanziaria in Gran Bretagna è nata negli ultimi anni a causa del fenomeno della bolla immobiliare. Ora la situazione si fa sempre più difficile e grave. La Banca d’Inghilterra aveva già abbassato notevolmente il principale interesse di riferimento anche prima dell’aggravarsi della situazione, l’ultima volta l’8 gennaio scorso quando la manovra correttiva era stata una diminuzione di 50 punti base che avevano portato il tasso all’attuale basso 1,50 per cento.

Visto il poco spazio di manovra rimasto per il futuro è possibile che la Gran Bretagna decida di agire sulla falsariga di quanto sta facendo la Banca emittente americana, ricorrendo cioè nuovamente a strumenti finanziari quali per esempio l’acquisto diretto dei debiti, per alleggerire la pressione sulle banche.

Il governo britannico ha annunciato inoltre di voler prendere ulteriori provvedimenti volti a sostenere gli istituti di credito e a stabilizzare il generale quadro economico. In previsione dell’aumento dei disavanzi di bilancio il mercato obbligazionario britannico ha registrato un significativo aumento generalizzato dei rendimenti a breve, medio e lungo termine.

Le obbligazioni statali a dieci anni a fine mese pagavano un buon 60 punti base in più che all’inizio dell’anno, variazione che ha provocato un conseguente declino dei titoli già in esecuzione. Secondo gli investitori dell’area euro le perdite sono state causate da un’inaspettata reazione della sterlina britannica che nel mese di gennaio è cresciuta dell’ 8 per cento nei confronti dell’euro, dopo la pesante svalutazione dei mesi precedenti.

Nelle ultime settimane la curva degli interessi svedesi ha subito un’ ulteriore impennata. Mentre i rendimenti a lungo termine sono aumentati, quelli a breve termine sono rimasti invariati e questo potrebbe essere dovuto, non da ultimo, alla rigidità della politica d’intervento della Riksbank per quanto riguarda i tassi d’interesse. Contrariamente a quanto attuato dalle altre principali banche centrali, in Svezia ci si è mantenuti su un tasso intorno al 2 per cento. La Corona svedese dal canto suo nel mese di gennaio ha fatto registrare un aumento superiore al 2 per cento nei confronti dell’euro. Sempre nel corso del mese preso in esame la banca centrale norvegese ha deciso di mantenere il proprio tasso di interesse stabile al 3 per cento. A differenza di altri paesi industrializzati, la Norvegia ha delle entrate derivanti dallo sfruttamento delle proprie risorse petrolifere che hanno consentito di compensare le fluttuazioni. Il mercato obbligazionario norvegese ha pagato tutto ciò con un calo dei rendimenti. La Danimarca, dal canto suo, ha un tasso d’interesse che si avvicina molto a quello dell’euro. Dopo una recente riduzione di 75 punti base ora la distanza tra le due valute si è ridotta a un risicato 1 per cento.

L’ Europa dell’Est soffre, schiacciata dalla crisi economica e finanziaria, e questo si riflette soprattutto nell’andamento del mercato valutario. Le perdite nel mese di gennaio sono andate dal 4 per cento della Corona ceca all’11 per cento del Fiorino ungherese. Per il momento non si intravedono segnali di positivi mutamenti di rotta, anche se le banche centrali tentano di correre ai ripari abbassando i rispettivi tassi d’interesse. La Banca centrale polacca ha recentemente operato un taglio di circa 75 punti base, con una variazione del 4,25 per cento, mentre il taglio attuato dalla banca centrale ungherese è stato di circa 50 punti base, per un valore pari al 9,5 per cento.

I rendimenti dei mercati di capitale nel loro complesso sembrano in crescita e il mercato del credito dei Paesi dell’Europa dell’Est sembra tornare a presentare una qualche attrattiva per chi volesse investirvi. Dopo che il Fondo Monetario Internazionale e l’Unione Europea hanno deciso di prendere in un certo senso sotto la loro ala protettiva alcuni di questi Paesi il timore di un effettivo rischio di inadempienza appare esagerato.

 

 

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