com stampa/ Roberto Cacciapaglia in concerto, domani, mercoledì 25 marzo, all'Ambra Jovinelli di Roma, ore 21.00

com stampa/ Roberto Cacciapaglia in concerto, domani, mercoledì 25 marzo, all'Ambra Jovinelli di Roma, ore 21.00 Comunicato stampa ROBERTO CACCIAPAGLIA PRESENTA "CANONE NEGLI SPAZI" AMBRA JOVINELLI - ROMA MERCOLEDI 25 MARZO, ORE 21 Prezzi: POLTRONISSIMA NUMERATA € 22,00 + 3,00 D.P. BALCONATA 1° ORDINE/BALCONATA 2° ORDINE € 18,00 + 2,00 D.P. Roberto Cacciapaglia in concerto mercoledì 25 marzo, ore 21, all'Ambra Jovinelli di Roma.

24/mar/2009 10.33.28 Daniele Mignardi promopressagency Contatta l'autore

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Comunicato stampa

 

ROBERTO CACCIAPAGLIA

PRESENTA

 CANONE NEGLI SPAZI

 

AMBRA JOVINELLI - ROMA

 MERCOLEDI 25 MARZO, ORE 21

 

Prezzi:

POLTRONISSIMA NUMERATA € 22,00 + 3,00 D.P.

BALCONATA 1° ORDINE/BALCONATA 2° ORDINE € 18,00 + 2,00 D.P.

 

Roberto Cacciapaglia in concerto mercoledì 25 marzo, ore 21, all’Ambra Jovinelli di Roma.

 

Il 23 gennaio è uscito il CD di Roberto Cacciapaglia, “Canone degli Spazi” (Universal Classic), 12 nuove composizioni che vanno ulteriormente ad arricchire il percorso artistico di studio sul potere del suono che il compositore e pianista milanese da anni realizza. Al centro dell’album, la musica vista non come un artificio che ci porta fuori dalla realtà, ma come un’arte   l’Arte Suprema - che ci porta dentro la realtà e porta la realtà dentro di noi.  E’ questo, in estrema sintesi, il senso intimo della musica di Roberto Cacciapaglia. Senso profondo, di musica profonda. Musica che viene dalla profondità e va in profondità, perché nasce direttamente dalla sorgente della musica: il silenzio. “Quando sono al pianoforte e compongo – spiega Cacciapaglia - prima di toccare la tastiera e incominciare a suonare, rimango fermo. Parto dal silenzio e dal silenzio appare il suono”. Perché solo nel silenzio si creano le condizioni per ascoltare. E, come ogni linguaggio, la musica nasce dall’ascolto. Se si è sordi al linguaggio della realtà, non è possibile imparare, né parlare il linguaggio della musica. Solo il silenzio, dunque, - silenzio interiore, silenzio d’anima e coscienza – consente di cogliere la voce della realtà e di darle voce attraverso la musica. Musica che, in questo caso, non è “miraggio”, ma “forma”. Immagine che non rappresenta la realtà, ma crea una nuova realtà. Avvicinarsi a un’opera come questo “Canone degli Spazi” impone, allora, una sorta di “decontaminazione”. Una doppia “purificazione”.

Da un lato, infatti, occorre liberarsi da questo continuo bombardamento di suoni che impedisce l’ascolto. La musica, oggi, è ovunque – in cuffia, in casa, in ascensore, in auto, in ufficio, al supermercato, ecc. ecc. - ed è proprio questa sua onnipresenza a renderla, di fatto, “invisibile”. Siamo talmente abituati a sentirla, che diventiamo sempre meno capaci di ascoltarla. Occorre, dunque, innanzitutto, ritrovare il tempo per la musica e ricominciare ad ascoltarla. Dall’altro lato, c’è l’esigenza di risalire al silenzio per liberarsi da “le musiche” e ritrovare “la musica”. Non questo o quel genere musicale, ma la musica quella vera, indipendentemente da formule ed etichette, il suo significato più autentico e, insieme ad esso, il suo valore vero. E’ esattamente lì che un album come “Canone degli Spazi” conduce. Come “un raggio di luce che entra in una stanza completamente buia elimina l’oscurità e niente potrà più ostacolare la visione” – la metafora è dell’autore – così il silenzio ci aiuterà a imparare a sentire di nuovo la musica, non più soltanto attraverso i sensi, ma cogliendola a livello più intimo e profondo.

Ecco, allora, che il musicista ritrova la propria funzione originale di “medium”: colui che coglie il messaggio intimo della realtà e gli dà forma, per renderlo visibile – in questo caso: “udibile” - e “comprensibile” agli altri. Medium nel senso di termine medio tra il senso profondo delle cose e il nostro bisogno di coglierlo. In  questo percorso a quattro – realtà, musica, artista, pubblico - l’emozione non rimane più semplice brivido di superficie, ma diviene qualcosa di ben più importante e profondo: la condivisione di una condizione universale. Il musicista, infatti, vibra per simpatia (nel senso dell’etimologia originale: stesso “pathos”, identico “sentire”) con la realtà, e chi lo ascolta vibra per simpatia con la sua musica, creando, così, il legame profondo di una inedita e irripetibile sintonia. E’ “l’incanto”, “l’aura magica di profonda armonia e condivisione” – spiega ancora Cacciapaglia – che si crea tra interprete e pubblico. Incanto d’armonia e condivisione che si crea solo se la musica è autentica e chi ascolta è disposto ad ascoltare. Il suono di questa musica è suono che si propaga in tutte le direzioni, attraversa – per dirla con le parole chiarificatrici dell’autore di “Canone degli Spazi” – “le dimensioni dello spazio infinito, del mondo esterno e degli spazi interni, dell’inconscio e del sentimento”, per aiutarci a scoprire che “lo spazio dentro di noi è ugualmente sconfinato come quello fuori di noi” e, cosa ancora più importante, che “in realtà fra i due non vi è alcuna differenza”.

Inutile, infine, cercare etichette per la musica di Cacciapaglia. Non ci sono. Non solo perché qualunque etichetta sarebbe confine e limite, mentre la qualità principale del linguaggio ancestrale e universale di questo artista è quella di costruire un universo espressivo che va e porta oltre i limiti e i confini, ma soprattutto perché la musica – quella vera, quella che nasce dalle profondità del silenzio e supera il suono del silenzio – non ha etichette. Si chiama semplicemente musica. Di più non c’è. E’ il suono che tutto oltrepassa. E resta. Fuori e dentro di noi. Sempre.

 

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