Comunicato stampa Francy Antonioli

10/apr/2009 10.50.38 Francy Antonioli Contatta l'autore

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TUMORE DEL COLON-RETTO, OGGI QUASI 6 PAZIENTI SU 10 GUARISCONO. ‘PARADOSSO TOSCANO’: NELLA PATRIA DELLA CHIANINA SI MUORE MENO

La sopravvivenza cresce dell’1% ogni 12 mesi grazie a screening, diagnosi precoce e terapie sempre più efficaci e meno aggressive. Per prevenire attenzione alla dieta: carne rossa sotto accusa


Firenze, 3 aprile 2009 – Cresce il numero di italiani che hanno sconfitto il tumore del colon-retto: sono ormai il 54% dei pazienti. Ma i morti ogni anno restano 18.000: troppi, a fronte degli screening e delle terapie oggi disponibili. “Il nostro Paese può compiere ancora enormi passi avanti, soprattutto nella diagnosi precoce – spiega Luisa Fioretto, Direttore del Dipartimento Oncologico dell’ASL 10 di Firenze e Presidente della XVII Conferenza nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) in corso a Firenze -. L’esempio della Toscana deve farci riflettere: nonostante l’elevato consumo di carne rossa, uno dei principali fattori di rischio per questo tumore, presenta una mortalità in linea con la media nazionale, con 1.600 decessi l’anno. Non solo: chi si ammala ha più probabilità di sopravvivere (59% gli uomini, 60% le donne). Le ragioni? Un ottimo servizio di screening e il coordinamento dei servizi di diagnosi e cura oncologica gestito dall’Istituto Toscano Tumori. Lo screening in particolare copre il 51.4% della popolazione eleggibile, con una lieve prevalenza di quella femminile (52,9% vs 49,2%) esteso dal 2007 a tutto il territorio regionale, rende la Toscana una fra le eccellenze italiane. “Ma solo 6 regioni raggiungono questo standard e, nel sud, i livelli sono inferiori al 10% - spiega Francesco Boccardo, presidente AIOM -. Il nostro impegno come oncologi clinici deve essere teso non solo alla ricerca, per individuare terapie sempre più mirate per il singolo paziente, ma anche alla sensibilizzazione delle Istituzioni, per promuovere una vera rivoluzione culturale. È inaccettabile che vi siano intere zone del Paese in cui di fatto i cittadini non possano sottoporsi ai controlli preventivi, o debbano farlo a loro spese”. La diagnosi precoce rappresenta un fattore chiave per affrontare con successo questa neoplasia, che colpisce 48.000 italiani ogni anno, provocando 18.000 decessi. Ma altrettanto determinanti sono stati i progressi delle terapie, tanto che la percentuale di pazienti oncologici che guariscono completamente aumenta di circa l’1% ogni 12 mesi. “Fra i trattamenti innovativi, il merito va in particolare ai farmaci biotecnologici – aggiunge Marco Venturini, segretario nazionale dell’AIOM -, che agiscono in maniera mirata solo sulle cellule malate, risparmiando quelle sane. In primo luogo bevacizumab, il primo e l’unico agente anti-angiogenesi, che agisce “affamando” il tumore, poiché lo priva del rifornimento di sangue, essenziale per la sua crescita, sopravvivenza e diffusione Il carcinoma del colon rappresenta l’ambito in cui questi farmaci hanno trovato il più largo impiego clinico: hanno modificato profondamente la storia della malattia e garantiscono anche una buona qualità della vita”. “Gli importanti successi ottenuti derivano anche da una maggiore e migliore integrazione fra la terapia medica, chirurgica e radioterapia sia in pazienti con neoplasia limitata al colon-retto ed ai linfonodi che in quelli con metastasi – aggiunge Alfredo Falcone, Direttore dell’Unità Operativa di Oncologia Medica Universitaria di Pisa e presidente del Comitato Scientifico -. Se si interviene ai primissimi stadi, la sopravvivenza è prossima al 100%”, ma anche quando la malattia è più avanzata un’ottima integrazione tra i vari trattamenti e quindi tra i diversi specialisti, può consentire in alcuni casi la guarigione”. Il congresso, uno dei massimi appuntamenti annuali per l’oncologia italiana, vede riuniti nel capoluogo toscano fino a domani oltre 350 esperti.

Il tumore del colon-retto rappresenta uno dei maggiori big killer in tutto il mondo e anche nel nostro Paese sta diventando il più frequente tra i maschi e il secondo nelle femmine. “Purtroppo è in costante aumento soprattutto a causa del permanere di stili di vita scorretti, in particolare l'alimentazione – commenta Boccardo -. Il cancro del colon è infatti direttamente associato ad un'assunzione eccessiva di grassi. Rispetto alle persone normopeso, analisi recenti suggeriscono un incremento di rischio del 15% nelle persone in soprappeso, del 33% negli obesi. In parallelo all’azione nei confronti dei referenti istituzionali, dobbiamo quindi impegnarci sempre più intensamente anche per migliorare il livello di consapevolezza della popolazione”. Il metodo di screening più consolidato è il test del sangue occulto fecale (SOF) raccomandato a tutti gli over 50, uomini e donne, anche senza fattori di rischio specifici. “Un numero limitato di casi, pari al 5%, è di origine genetica – aggiunge Falcone -. Per chi possiede una familiarità o altri fattori predisponenti (morbo di Crohn, rettocolite ulcerosa, ecc.) è molto importante eseguire anche la colonscopia. Si tratta di un esame essenziale per la diagnosi precoce del cancro del colon-retto, utilizzato soprattutto per la sorveglianza dei pazienti ad alto rischio e per accertamenti di secondo livello nei casi positivi al test di screening”. Ma nella Conferenza si affrontano anche altri temi: “Sarà dedicato ampio spazio alla riflessione sulle migliori strategie e sequenze terapeutiche e, in particolare, alla multidisciplinarietà – conclude la Fioretto -. Il lavoro integrato fra chirurgo, radioterapista e altre figure specialistiche – con il coordinamento dell’oncologo medico - risulta infatti fondamentale per gestire al meglio questa patologia”.

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