Non ci convince la soluzione del Governo per il rimborso dei titoli Alitalia

11/apr/2009 12.57.13 federcontribuenti Contatta l'autore

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 La conversione in legge del c.d. "decreto incentivi" porta una amara sorpresa pasquale per i titolari dei bond Alitalia, i quali rischiano di veder rimborsata solo una minima parte del proprio investimento.

Come molti ricorderanno, durante la fase delle trattative tra la vecchia Alitalia ed Airfrance, l'attuale Presidente del Consiglio aveva pesantemente criticato l'ipotesi di accordo italo-francese promettendo, nel caso in cui la compagnia fosse rimasta in mani italiane, che tutti i titolari di titoli obbligazionari emessi dalla compagnia di bandiera sarebbero stati integralmente rimborsati del proprio credito.

Tale promessa era stata ribadita dal Governo anche durante la vicenda "good company" - "bad company" terminata con la cessione degli assets sani di Alitalia alla Compagnia Aeronautica Italiana di Colannino e soci.

Alla resa dei conti, come già evidenziato da autorevoli voci, i bondisti Alitalia corrono il serio rischio di ritrovarsi tra le mani un nuovo titolo obbligazionario, emesso dallo Stato Italiano, dal valore pari al 30% di quello ora posseduto.

In particolare, i termini del mini-rimborso previsto dal Governo fanno sì che i titolari delle obbligazioni "Alitalia 7,5% 2002-2010 convertibile" (cod. ISIN IT0003331888) possono, cedendo al Ministero dell'Economia il proprio valore mobiliare, ottenere in cambio titoli di Stato di nuova emissione, senza cedola, con scadenza al 31 dicembre 2012.

Alle obbligazioni Alitalia cedute allo Stato, peraltro, verrebbe attribuito un controvalore pari al prezzo medio di borsa delle medesime nell'ultimo mese, ridotto del 50%.

Tale adesione, inoltre, vincola il singolo obbligazionista sotto altro profilo: ogni possessore del titolo "Alitalia 7,5% 2002-2010 convertibile" potrà ottenere obbligazioni di nuova emissione per un valore che non superi i 100mila euro.

Come ben potete comprendere, ci troviamo di fronte ad una "offerta capestro" la quale porterà ad un rimborso in favore dei risparmiatori pari solo al 30% del valore della obbligazione oggi posseduta.

Occorre peraltro osservare che il Governo, nell'evidente intento di chiudere velocemente la vicenda evitando possibili - anzi probabili - cause avviate dai bondisti Alitalia, ha stabilito che questi ultimi, laddove fossero interessati all'operazione di scambio, dovranno presentare domanda al Ministero dell'Economia entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della legge a pena di decadenza del diritto.

Federcontribuenti ritiene che l’operazione ora descritta presenta molte analogie con l’iniziativa, intrapresa qualche anno fa dal Governo argentino il quale, attraverso una ristrutturazione del proprio debito, intendeva risolvere l'intera vicenda legata ai celeberrimi "tango bond".

Questa proposta non ci convince e dimostra, ancora una volta, che i piccoli investitori sono oggetto scarsa considerazione da parte delle Istituzioni, le quali a parole promettono piena tutela degli interessi, ma nei fatti tengono ben altro comportamento.

Il piccolo obbligazionista Alitalia si trova di fronte alla scelta se aderire immediatamente alla proposta governativa, e quindi ottenere un titolo di stato che verrà rimborsato tra oltre 2 anni, o partecipare alla procedura avviata dall'amministratore straordinario.

In entrambi i casi il diritto del piccolo investitore verrà fatalmente calpestato, in ampio contrasto con le dichiarazioni rassicuranti rilasciate dal premier.

Riteniamo evidente che l’iniziativa in parola ha come finalità quella di salvaguardare interessi diversi da quelli dei risparmiatori e più precisamente quelli delle banche che hanno partecipato attivamente al collocamento delle azioni e delle obbligazioni Alitalia.

Le banche, infatti, sarebbero le prime a venire coinvolte nelle azioni legali avanzate dai risparmiatori e volte al risarcimento del danno subito a causa della cattiva consulenza offerta dai propri funzionari.


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