TUMORE DEL SENO: “SERVE UNO SCREENING PERSONALIZZATO. MAMMOGRAFIA ANCHE ALLE QUARANTENNI E ALLE OVER 70”

TUMORE DEL SENO: "SERVE UNO SCREENING PERSONALIZZATO.

17/apr/2009 11.13.43 Francy Antonioli Contatta l'autore

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Il prof. Cognetti: “Vanno definiti nuovi criteri per dividere le donne in categorie di rischio: così si sta orientando la Commissione Ministeriale, su proposta del prof. Alessandro Del Maschio del San Raffaele. Si deve anche ampliare la fascia d’età da coinvolgere”. Ogni anno 12.000 decessi

Roma, 17 aprile 2009 – La mammografia dovrà essere “su misura”: la presenza di uno o più casi di tumore del seno in famiglia, il sovrappeso, l’aver o meno avuto figli, la sedentarietà, l’assunzione della terapia ormonale sostitutiva, particolari caratteristiche della mammella e interventi precedenti diventeranno criteri per dividere le donne in tre categorie di rischio (normale, medio e alto). Resta invariato l’iter per chi non presenta fattori “critici”. Per le altre, andranno invece previste corsie preferenziali e l’utilizzo di strumenti più sensibili, come la mammografia digitale. Non più quindi un esame standard ogni 24 mesi fra i 50 e i 69 anni, ma uno screening ritagliato su misura. E ancora, l’estensione per le quarantenni e per le over 70. “Lo screening ha consentito di ridurre del 50% la mortalità, ma ora è necessario rinnovare i criteri – spiega il prof. Francesco Cognetti, direttore dell’Oncologia Medica del Regina Elena di Roma e presidente del Convegno International Meeting on new drugs in breast cancer, in corso oggi e domani nella Capitale, che vede riuniti oltre 300 fra i massimi esperti mondiali -. Le nuove indicazioni sono ormai condivise dal mondo scientifico, come emerge con forza in questo convegno, e sono già allo studio della Commissione Prevenzione e Screening del Ministero: la proposta del relatore, il prof. Alessandro Del Maschio del San Raffaele di Milano, diventerà al più presto operativa”. Un provvedimento che mira a ridurre i 12.000 morti che il tumore del seno causa ogni anno nel nostro Paese, su 38.000 nuovi casi. Infatti, se si interviene ai primissimi stadi, la sopravvivenza raggiunge il 98%. Merito della prevenzione ma anche delle terapie target sviluppate negli ultimi anni, in grado di agire solo sulle cellule malate. Proprio a queste molecole innovative è dedicato il Meeting di Roma, che vede il Regina Elena protagonista. “Un importante riconoscimento alla nostra oncologia – continua il prof. Cognetti - che si è distinta nel panorama scientifico internazionale per il livello delle pubblicazioni e la qualità delle sperimentazioni cliniche. Non è così purtroppo per le ricerche di Fase I (su volontari sani o pazienti), in cui l’Italia gioca un ruolo marginale soprattutto a causa delle difficoltà burocratiche. È necessaria e non più rinviabile una riforma del sistema che renda il nostro Paese “attrattivo” per gli investimenti, da parte delle Aziende farmaceutiche e degli Enti di ricerca pubblici e privati. A tutto vantaggio soprattutto dei pazienti che potranno accedere con maggiore facilità alle molecole più innovative”. In Italia solo il 2.3% del totale delle sperimentazioni sono di fase 1, a fronte del 30.3% in Germania, del 22% in Francia, del 21.2% in Olanda e del 15% in Spagna. Proprio in questi giorni è in discussione una proposta per la costituzione di una piattaforma interistituzionale con Ministero e AIFA per potenziare le sperimentazioni di fase 1 e allinearci agli altri Paesi europei.

Un’italiana su 11 rischia di ricevere una diagnosi di tumore del seno nel corso della vita e una su 50 di morirne. L’incidenza è simile in tutte le regioni ma ciò, purtroppo, non è vero per i programmi di screening. “Esiste una grave differenza fra Centro-Nord, Sud e Isole – spiega Cognetti –. Se nel settentrione 8 donne su 10 dichiarano di aver eseguito almeno una mammografia preventiva, la percentuale scende a una su 2 nell’Italia meridionale. L’estensione effettiva dei programmi di screening attivi al 2007 è pari all’82.9% al Nord, al 73.3% al Centro e solo al 27.6 % al Sud. E la sopravvivenza cambia di conseguenza: al nord è del 10% più elevata. Su questo tema si sta impegnando in particolare la Commissione Prevenzione e Screening del Ministero, con progetti e proposte concreti per garantire pari accesso all’assistenza sanitaria a tutti i cittadini”. Altra battaglia che vede gli specialisti uniti e determinati è il contrasto dello screening “opportunistico”: “Troppe donne si rivolgono per la mammografia alla piccola struttura “sotto casa” e questo rischia di minare la serietà dei controlli e la credibilità dei risultati. Va invece potenziato l’accreditamento istituzionale di Centri specialistici nazionali di livello”. Sull’importanza di potenziare le strutture di eccellenza interviene anche il prof. Francesco Bevere, Direttore Generale dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena e dell’Istituto Dermatologico San Gallicano “Bisogna investire per creare reti oncologiche regionali fortemente collegate e coordinate da centri di altissima specializzazione, quali il Regina Elena ed il S. Gallicano di Roma per la Regione Lazio, in grado di esprimere la centralizzazione di tutte le tecniche diagnostiche necessarie anche alla identificazione dei più avanzati fattori prognostici e predittivi di risposta, in un’ottica di innovazione e di appropriatezza ed in un contesto di sicurezza e di una elevata performance scientifica”.
Le italiane guarite dal tumore del seno sono oggi circa 500.000, merito di una strategia su più fronti: prevenzione, nuove terapie, ma anche ricerca. “Pur con molte difficoltà strutturali e risorse economiche esigue, il nostro Paese può contare su professionisti di primo livello – conclude Cognetti -. Vanno segnalati in particolare quelli che aderiscono al Gruppo cooperativo Italiano Mammella (GIM), una realtà di eccellenza che coinvolge 180 strutture oncologiche per la promozione di studi clinici. Attualmente ve ne sono in corso 9, che arruolano ogni anno circa 2.000 pazienti. Ci si concentra soprattutto sul miglior affinamento delle sequenze dei farmaci biotecnologici nella terapia adiuvante, con grande attenzione ai profili di farmacogenomica”.
Nei due giorni del Convegno - il primo, destinato a ripetersi ogni biennio nella Capitale – gli esperti, oltre a discutere delle nuove modalità di screening, si confrontano sulle più recenti evidenze scientifiche delle nuove molecole. Sono oltre una decina quelle in sperimentazione per il tumore del seno. Di queste, alcuni hanno già mostrato la loro efficacia su altre neoplasie, altre sono invece messe a punto nello specifico per la mammella. Il meeting rappresenta infine l’occasione per stringere importanti collaborazioni fra il Regina Elena e i migliori Centri oncologici internazionali.
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