Comunicato stampa Agriturist

di agriturismo è ancora legata ad una accoglienza di livello medio,

01/ago/2002 11.12.13 Utente Non Registrato Contatta l'autore

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AGRITURISMO: CAUTE LE PREVISIONI DI AGRITURIST



Caute le previsioni di Agriturist sulla stagione agrituristica in corso.

Luglio ha fatto registrare, rispetto allo scorso anno, flessioni localizzate anche del 20%: coinvolte soprattutto Umbria e Toscana che sono, insieme al Trentino Alto Adige, le Regioni a sviluppo agrituristico più forte. Per agosto tali flessioni appaiono superate, ma le prenotazioni di settembre le
riconfermano.

Due essenzialmente le ragioni di preoccupazione degli operatori.

Una è la brusca riduzione della domanda estera: quella tedesca, legata alle perduranti difficoltà economiche della Germania riunificata; quella americana, che evidentemente ancora risente dell'effetto 11 settembre; solo parzialmente, compensa l'affacciarsi della domanda giapponese.

L'altra ragione è nella difficoltà di affermare un'offerta agrituristica di alto livello: nella maggioranza dei "consumatori" la nozione di agriturismo è ancora legata ad una accoglienza di livello medio, comunque a prezzi contenuti. Così ancora non guardano all'agriturismo coloro che intendono fare una vacanza "di charme", quantunque castelli rurali e antiche ville offrano esperienze uniche sotto questo profilo, e a prezzi comparativamente contenuti.

Si spiega in questo modo anche la difficoltà di far decollare diffusamente una ristorazione di alta qualità, alimentata da prodotti biologici, comunque tradizionali, ottenuti da varietà vegetali e razze animali autoctone. Anche se, ad esempio, le aziende biologiche sono ormai oltre il 10% del totale.

Anche sotto il profilo della gestione aziendale non mancano i problemi. Sotto accusa, oggi, è soprattutto la TARSU, la tassa sullo smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Applicata con il "rozzo" sistema della proporzione con le superfici coperte, penalizza gravemente le aziende agrituristiche per due ragioni: non tiene conto della occasionalità delle presenze in molte di esse, e  della generale sovrabbondanza di spazi che il recupero delle antiche strutture rurali determina pur rimanendo in atto i limiti di ricettività previsti dalle Regioni. Risultato: piccole aziende che pagano anche 10 milioni l'anno per ospitare 20 persone per volta, magari per solo tre mesi l'anno.

"Si tratta ­ dice Riccardo Ricci Curbastro, presidente di Agriturist ­ di una fase di transizione piuttosto delicata. Le difficoltà delle regioni ad agriturismo più sviluppato costituiscono un campanello d'allarme per l'intero settore. Occorre migliorare la qualità, razionalizzare la gestione e costruire un'immagine dell'agriturismo più caratterizzata e incisiva. L'offerta deve crescere ancora, le risorse ci sono e l'agricoltura ne ha grande bisogno, ma occorre una "commercializzazione" più efficace e una diversificazione e caratterizzazione dei servizi sempre più forte".

Qualche cifra. Secondo le stime di Agriturist, tra luglio e settembre, nelle 11 mila aziende agrituristiche attualmente attive, avranno soggiornato poco meno di un milione e duecentomila ospiti, il 23% il Toscana, il 14% in Trentino Alto Adige, il 10% in Umbria. Nel Mezzogiorno, livelli intorno al 3% del totale ospiti, in Sardegna, Puglia e Sicilia. Il fatturato complessivo del periodo si attesterà intorno ai 400 milioni di €.


Agriturist, Roma 1° agosto 2002



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