TUMORI: OGGI UN PAZIENTE SU DUE VINCE LA MALATTIA

18/mag/2009 10.32.23 Francy Antonioli Contatta l'autore

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Il 47% degli italiani vivo dopo 5 anni. Il prof. Venturini “Vogliamo comprendere le difficoltà e le risorse di chi ce l’ha fatta”. I progressi più evidenti nel seno: ai primi stadi sopravvivenza al 98%
Verona, 16 maggio 2009 – Sopravvivere al tumore e affrontare il futuro forti di una nuova consapevolezza: per fortuna questa è oggi la realtà per quasi due milioni di persone nel nostro Paese. A cinque anni dalla diagnosi sopravvive il 47% dei pazienti. Ma poco si sa dei bisogni e delle difficoltà incontrate dopo la malattia. Ai “guariti” e alle loro testimonianze è dedicato il Convegno “Per una vita come prima” in corso oggi all’Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar. Un appuntamento giunto ormai alla terza edizione, che si arricchisce anche di un sito internet www.perunavitacomeprima.org in cui sono raccolte le storie di persone che “ce l’hanno fatta”. Tra queste, Eni Vittorini, che ha ricevuto la diagnosi di cancro al seno nel 2001: “Ero esausta, sconfortata, l' unica certezza era che non volevo sentirmi una persona malata. Così ho deciso di fare qualcosa di totalmente nuovo per me: ho iniziato a correre. I primi giorni mi fermavo a riposare ogni pochi metri, nel 2005 però ho concluso in 4h24' la maratona di Roma! Da allora non mi sono più fermata”. Il cancro della mammella è una fra le neoplasie dove i successi sono più evidenti: se si interviene ai primissimi stadi, la sopravvivenza raggiunge il 98%. In quello del testicolo sfiora il 100%. “Fino a qualche decennio fa non sarebbe stato possibile organizzare una giornata come questa –afferma Marco Venturini, a capo dell’Oncologia di Negar e coordinatore scientifico dell’evento -. Non solo perché il cancro era davvero un male incurabile ma anche perché era nettamente diverso l’approccio al malato. Oggi ci concentriamo soprattutto su questo secondo aspetto: crediamo in una medicina sempre più centrata sulla persona, sui suoi bisogni, sull’importanza dell’aspetto psicologico e della comunicazione in oncologia”. Il convegno, che gode del patrocinio dell’Associazione italiana di Oncologia Medica (AIOM) e della Società italiana di Cure Palliative (SICP) ospita tra gli altri, Maura Viceconte, una delle più forti maratonete italiane della storia e ancora oggi detentrice del record nazionale sulla distanza, che da giugno dello scorso anno sta affrontando la lotta contro il tumore al seno. Un appuntamento che vuole coinvolgere tutti gli operatori che si confrontano con il malato di tumore: oncologi, esperti di cure palliative, psicologi ma anche medici di famiglia, una figura che diventa sempre più punto di riferimento per il paziente e che non a caso si svolge a Negrar diventato ormai un centro di eccellenza a livello nazionale.
Di cancro si parla ormai come di una malattia cronica: “Ma se i farmaci “a bersaglio” rivestono un grande merito nella diminuzione della mortalità – continua Venturini - la prevenzione primaria – in particolare dieta e movimento – giocano un ruolo almeno altrettanto importante”. Esistono infatti prove evidenti che l’attività fisica sia protettiva nei confronti dei tumori, in particolare colon e seno: le donne che svolgono regolarmente attività fisica presentano una riduzione del rischio relativo di ammalarsi di carcinoma mammario di circa il 15/20. “Ma non solo: è importante anche per la qualità di vita durante i trattamenti oncologici. In particolare, sulla “fatigue” (spossatezza, mancanza di concentrazione, di attenzione, di interessi). I dati in pazienti che hanno già un tumore della mammella sono altrettanto chiari: l’attività fisica esercita un effetto protettivo sia sull’insorgenza di recidive che nel ridurre la mortalità. E questo effetto si evidenzia soprattutto nelle donne obese o in sovrappeso. Non è mai troppo tardi per iniziare a prendersi cura di sé – conclude Venturini – e questo è il messaggio di speranza che ci auguriamo emerga da occasioni come il convegno di oggi. Non  a caso, abbiamo scelto come testimoni una grande campionessa ed una “nuova promessa” della maratona:  un tentativo di dimostrare a coloro che si trovano oggi di fronte alla malattia come la vita possa continuare e tornare a offrire nuove sfide ed occasioni”.
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