FIBROSI EPATICA, STUDIO PROVA EFFICACIA CARDO MARIANO

Da anni si studiavano gli effetti terapeutici della silibina sulla malattia epatica ma solo oggi nella recente pubblicazione sulla prestigiosa rivista Journal of Hepatology, sono state dimostrate le proprietà epatoprotettive ed anti-fibrotiche della principale componente della silimarina, estratta dal cardo mariano.

19/mag/2009 16.42.47 Francy Antonioli Contatta l'autore

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Firenze, 19 maggio 2009 Da una pianta selvatica nuove speranze per proteggere il fegato. Da anni si studiavano gli effetti terapeutici della silibina sulla malattia epatica ma solo oggi nella recente pubblicazione sulla prestigiosa rivista Journal of Hepatology, sono state dimostrate le proprietà epatoprotettive ed anti-fibrotiche della principale componente della silimarina, estratta dal cardo mariano. I risultati derivano da uno studio in vitro condotto dal prof. Massimo Pinzani dell’Università di Firenze, in collaborazione con i colleghi delle Università di Napoli e Torino. I ricercatori hanno utilizzato cellule epatiche umane che in risposta a stimoli diversi crescono, si moltiplicano e danno luogo alla fibrogenesi, processo di riparazione del tessuto epatico che porta, nelle malattie croniche del fegato, ad una progressiva alterazione della struttura e delle funzioni di questo organo. Il danno epatico e la conseguente fibrosi sono generalmente causati da infezioni virali (epatite B o C, di cui oggi si celebra la giornata mondiale per aumentarne la consapevolezza), abuso cronico di alcool, malattie metaboliche o autoimmunitarie, deposito di ferro. Queste cellule epatiche attivate provocano un accumulo di matrice extracellulare, cioè del ‘cemento’ che tiene insieme le cellule, e di conseguenza promuovono, nel fegato, lo sviluppo di fibrosi e cirrosi, cioè di tessuto cicatriziale. “Lo studio svolto nel nostro laboratorio - spiega il prof Pinzani - è stato rivolto a chiarire i meccanismi cellulari e molecolari degli effetti della silibina in cellule isolate da fegato umano e mantenute in coltura. I risultati confermano che la silibina è in grado di contrastare l’evoluzione della fibrosi e di svolgere un effetto antiossidante. Ma il risultato più importante e inatteso è stata l’osservazione di un potente effetto anti-infiammatorio che apre nuove prospettive non solo per la cura delle malattie del fegato ma anche di altre affezioni infiammatorie dell’apparato digerente, come ad esempio il morbo di Crohn e la retto-colite ulcerosa”.
 
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