Con la crisi decolla il turnaround manager

26/mag/2009 13.40.47 Ogami Contatta l'autore

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Una recente indagine condotta da eFinancialCareers, ha rivelato che mentre fino a poco tempo fa la ristrutturazione di un’azienda in crisi veniva gestita da studi professionali o società di consulenza, oggi in relazione ai processi di gestione del turnaround si sta affermando una nuova figura professionale: il turnaround manager. Un fenomeno accelerato dalla crisi, che sta mettendo in evidenza le professionalità connesse a un settore “anticiclico” come le ristrutturazioni aziendali.

"Le ragioni – spiega Caro Caporale, senior manager di Robert Half International – sono da ricercare da un lato nell’aumento delle operazioni di ristrutturazione di aziende anche di grandi dimensioni, dall’altro nella difficoltà di reperire sul mercato competenze e expertise specifiche per la gestione di un processo di risanamento aziendale".

Nonostante si cominci a parlare di luce in fondo al tunnel, la crisi creditizia rischia di fare ancora parecchie vittime e di dare parecchio lavoro a chi deve risanare un'azienda: basti pensare a General Motors e Chrysler. Secondo uno studio di Standard & Poor's intitolato "Leveraged Buyouts Are Fueling Surging Defaults In Western Europe", fino al 29% delle società europee con rating speculativo potrebbero andare in default entro il 2010.

Secondo l'analista di S&P Paul Watters "in uno scenario economico che continua a peggiorare, con utili aziendali deludenti e, per le aziende più vulnerabili, un più difficile accesso alla liquidità crediamo che l'accelerazione dei default che si è vista nel quarto trimestre 2008 continuerà per tutto quest'anno e forse si protrarrà anche nel 2010". Una crisi al cui culmine, secondo Watters, ci sono i leveraged buyout, cioè le passate acquisizioni con elevata leva finanziaria.

Se ne stanno rendendo conto anche i revisori, da cui sempre più spesso si vedono delle “no opinion”, il giudizio che le società di revisione esprimono quando ritengono che l'impresa non abbia futuro.

Simone Del Bianco, socio di Mazars & Guerard, ritiene probabile un incremento di "no opinion" già nel 2009. Colpa anche della stretta ai crediti bancari alle imprese, tema delicato perché – dice Del Bianco – l'attuale "aumento dei tassi di sofferenza e la stretta sui prestiti creano un effetto perverso": le aziende, alle prese con la frenata del business, affondano a causa della carenza di credito e le banche, impegnate a individuare gli asset tossici, chiudono i rubinetti.

Secondo Tma Italia, l'associazione italiana che raggruppa gli specialisti in ristrutturazione d'impresa, tra i settori che risentono in maniera più marcata è adesso quello dell'automotive, seguito da immobiliare, bancario, beni durevoli e retail.

Spazio al turnaround manager, dunque. Normalmente – spiega Caporale – "è un professionista senior, con una cultura finanziaria rigorosa e forti doti sia relazionali che negoziali". Dato il ristretto campione di manager operanti in questo ambito, è difficile fare una stima della loro retribuzione. Tuttavia – precisa Caporale – la quota maggiore della remunerazione è prevalentemente di natura variabile, poiché legata al raggiungimento degli obiettivi, individuati nei parametri e indicatori della salute dell’azienda".

 

 

 

 

 

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