MESTRUAZIONI ABBONDANTI: UNA GUIDA PER NON ROVINARSI LE FERIE.

12/giu/2009 17.27.59 Francy Antonioli Contatta l'autore

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Bologna, 12 giugno 2009 – Perdite eccessive possono causare stanchezza e anemia, per eliminarle troppi interventi chirurgici inappropriati. Le linee guida consigliano Mirena, la spirale medicata al levonorgestrel

Può capitare di dover rinunciare al bagno e di dire addio alla tintarella. Si prova imbarazzo e disagio, senza mai separarsi dal pareo. Ci si sente deboli, spossate, con l’umore e la pressione a terra e, spesso, con svenimenti improvvisi. Capita, quando le mestruazioni sono troppo abbondanti. Un problema molto diffuso che interessa una donna su 5, e diventa vera e propria patologia in una su 20 tra i 30 e i 49 anni. Il disturbo peggiora notevolmente durante la calura estiva ed ha il potere di rovinare la vacanze, se coincide con la fatidica settimana di ferie. Per aiutare le “malcapitate” a gestire al meglio i pesanti fastidi del periodo mestruale, la Società di Endoscopia Ginecologica (SEGI) ha promosso l’opuscolo “Quei giorni sotto l’ombrellone”, presentato oggi a Bologna nel corso del Congresso nazionale della Società scientifica. “Parliamo di patologia (metrorragia) quando le perdite eccessive provocano anemia e astenia – spiega il dr. Giampietro Gubbini, ginecologo responsabile del progetto Mestop (progetto salva-utero) -. Ma accanto a questo gruppo di pazienti esiste un ben più ampio universo di donne con mestruazioni abbondanti che patiscono una limitazione della qualità di vita. Spesso, in questi casi, il disagio viene sopportato come evento fisiologico ed inevitabile. L’opuscolo che abbiamo realizzato e che sarà distribuito in queste settimane ai ginecologi italiani si rivolge soprattutto a loro: persone che fino ad oggi non si sono poste il problema semplicemente perché non sanno che esistono rimedi efficaci, poco invasivi, che preservano la fertilità e sono totalmente reversibili. Tra questi Mirena, il sistema a rilascio intrauterino di levonorgestrel, raccomandato dalle linee guida del NICE inglese come valida alternativa farmacologica ad interventi chirurgici demolitivi”. Sono infatti purtroppo numerose le operazioni inappropriate: delle 70.000 asportazioni dell’utero praticate nel 2004 in Italia circa il 60% hanno come indicazione i flussi mestruali abbondanti. “Ben un terzo delle donne con questo problema vengono tutt’oggi trattate in maniera impropria – afferma il prof. Ivan Mazzon, responsabile del centro di endoscopia ginecologica “Arbor Vitae” della Clinica Villa Claudia di Roma -. Il percorso “tipico” prevede una diagnosi frettolosa o incompleta, una scorretta impostazione della terapia medica (che quindi spesso fallisce) ed il successivo ricorso all’isterectomia”. Proprio per questo il tema è fra quelli più dibattuti al Congresso, che vede riuniti 600 specialisti da tutta Italia: l’obiettivo è informare le donne ma soprattutto sensibilizzare i professionisti sulle nuove possibilità terapeutiche e i corretti percorsi di diagnosi e cura. L’Emilia Romagna è fra le prime regioni ad aver riconosciuto la gravità del problema e ad aver attivato progetti ad hoc: “Il percorso assistenziale per la paziente con metrorragia, realizzato dal Dipartimento Materno Infantile dell’AUSL di Modena prevede l’integrazione tra medici di medicina generale, nuclei di cure primarie, ginecologi di libera professione, consultori familiari e unità ospedaliere di ginecologia ed ostetricia – spiega il prof. Giuseppe Masellis, direttore di questo dipartimento -. L’obiettivo è favorire la diagnosi precoce e ridurre gli interventi demolitivi ed invasivi: i primi risultati verranno misurati fra un anno. In parallelo, si ridurranno anche le spese per il servizio sanitario nazionale e la collettività: un trattamento inappropriato comporta infatti notevoli costi diretti (farmaci, costo delle sale operatorie, del personale, di ospedalizzazione, ecc.) ed indiretti (giorni di assenza dal lavoro, ecc.). Il progetto nasce in parallelo con la decisione della regione Emilia Romagna di includere Mirena nel prontuario terapeutico regionale (PTR - Determinazione n°46 del 15/01/2009). Si tratta di un dispositivo che dovrebbe essere proposto prima di ogni intervento chirurgico, se non vi sono controindicazioni. La possibilità di ottenere gratuitamente questa terapia in ospedale ne favorirà l’utilizzo, a beneficio delle pazienti”. I risultati positivi di un corretto trattamento sono infatti dimostrati dal successo di esperienze come quella dell’Università di Catanzaro, dove si è costituito dal 2005 un centro di riferimento per il trattamento dei flussi mestruali abbondanti. “In tre anni abbiamo invertito il trend delle isterectomie praticate – afferma il prof. Fulvio Zullo, direttore della cattedra di Ginecologia e Ostetricia dell’ateneo -. Da noi giungono donne da ogni parte della Calabria e da fuori regione, indirizzate da altre strutture. Su un totale di 463 pazienti, ben 353 possedevano già indicazioni specifiche all’asportazione dell’utero quando sono arrivate. Noi abbiamo effettuato l’intervento solo su 115. In tutti gli altri casi sono stati identificati percorsi alternativi ma ugualmente efficaci. Questo dimostra che una corretta ricerca delle cause e la presa in carico in un centro specializzato possono davvero fare la differenza”.
È la donna che per prima valuta e “stima” la gravità del problema (nel 90% dei casi) mentre in un 10% è il medico di famiglia a ritenere opportuno un approfondimento. Ma quando è necessario rivolgersi al medico? “Sono stati messi a punto test per cercare di valutare la portata del flusso, il più diffuso è il pad test, che si basa sul numero di assorbenti cambiati nell’arco della giornata – spiega Mazzon -, ma sono di difficile applicazione e molto soggettivi. In generale, è utile approfondire ogni “cambio” improvviso della mestruazione, che diventa più abbondante per intensità e durata. In tutti questi casi è consigliabile rivolgersi al ginecologo per un approfondimento”.

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