Ipocrisia, truffa, materiali tossici da aziende fa

31/lug/2009 18.39.42 Rosario Muto Contatta l'autore

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Attenzione ai componenti di zirconia


Creme solari
Le creme solari e i doposole sono spesso un concentrato di sostanze chimiche dannose per la salute la nostra consapevolezza riguardo agli additivi chimici presenti negli alimenti è cresciuta sempre di
più. Stiamo attenti a quello che compriamo e spesso valutiamo nel dettaglio gli ingredienti di ogni prodotto.
Per decenni ci hanno terrorizzato con la storia che il sole ci fa venire il cancro della pelle, su cui non tutti concordano. Le creme solari, forse prevengono il cancro della pelle, ma in compenso potrebbero farci venire il tumore da qualche altra parte, considerata la concentrazione di porcherie chimiche che contengono. In America l' industria del cosmetico vende creme solari con sostanze cancerogene e poi fa donazioni alla American Cancer Society; (associazione non-profit per la lotta contro il tumore), che a sua volta raccomanda alla gente l'uso delle creme solari per prevenire il cancro.
Proviamo a vedere in sintesi le caratteristiche di alcuni filtri presenti nei solari.

- Octinoxate (Octyl Methoxycinnamate) ; il più utilizzato perché poco sensibilizzante e fotoallergenico. A concentrazioni simili a quelle presenti nelle creme solari, ha dimostrato una certa azione estrogenenica (rischio di tumore al seno) sui topi da laboratorio.
- Benzophenone-3 ; causa reazioni fotoallergiche. Viene assorbito dalla cute in quantità significative. In uno studio è stato trovato nelle urine di 86 ragazze su 90 che ne facevano uso.
- Octisalate ; favorisce l'assorbimento cutaneo di altre sostanze chimiche presenti nelle creme.
- Avobenzone (Parsol 1789) Butyl Methoxydibenzoylmethane ; è un filtro UVA. I raggi del sole lo scompongono in prodotti chimici sconosciuti, soprattutto se in presenza (nella crema) di Octixonate.
- Octocrylene ; viene miscelato con altri filtri UV per aumentarne l'effetto schermante. Esposto alla luce solare produce radicali liberi.
- Homosalate - ha dimostrato di possedere una blanda azione xenoestrogenica (rischio di tumori ormonodipendenti).
Facilita l'assorbimento di sostanze chimiche.
- Esulizole (Phenilbenzimidazole Sulfonic Acid); produce radicali liberi se esposto alla luce del sole, causando danni al DNA. Potrebbe causare il cancro.
- Padimate-O (Octyl-Dymethyl PABA/PABA ester) - un derivato del famoso filtro solare PABA. Gli studi mostrano che si decompone in radicali liberi, danneggia il DNA, ha un azione estrogenica e in alcune persone può causare reazioni allergiche.
- Sulisobenzone (Benzophenone-4) ; Può causare irritazione cutanea. Non penetra gran che nella pelle, ma facilita la penetrazione di altre sostanze chimiche.
- 4-Methylbenzylidene camphor ; ricercatori europei temono che possa avere una tossicità tiroidea e
;azione xenostrogenica.
Inoltre, in molte creme solari e anche nei dopo-sole, spessissimo si trovano antisettici e conservanti potenzialmente cancerogeni, come il triclosan e i parabeni.
Non dimentichiamoci che, alla fine, tutte queste sostanze chimiche finiscono nei fiumi, nei laghi nel mare!
Esporsi al sole fa bene ed è necessario per la produzione della vitamina D, cui recenti studi attribuiscono importantissima azione preventiva antitumorale e antimetastatica: in grado di prevenire 4 tumori su 5.
La vitamina D, inoltre, è molto importante per l'osteoporosi, la depressione, le malattie cardiovascolari e obesità. In America si è calcolato che la mancata esposizione al sole procura oltre 50.000 casi di cancro tra la popolazione. Spalmarsi continuamente tutto il corpo con schermi protettivi potrebbe impedire la produzione di vitamina D e fare più male che bene oltre a tutte le sostanze chimiche che si assorbono.
Esponetevi al sole del mattino e del tardo pomeriggio ed evitate quello delle ore centrali. Per lunghe esposizioni e in condizioni di sole intenso, proteggete la pelle con creme e oli davvero naturali. Esistono numerose sostanze di origine naturale che sono schermanti, idratanti e restitutive: macadamia, olio di semi di vite, tè verde, burro di Caritè, olio di sesamo, olio di cartamo, vitamina E, aloe vera, certi tipi di frutta, cera d'api, cera di Carnauba (Copernica prunifera), acido caprico e caprilico, alga corallina, alga litotamnio, Porphyria umbilicalis, ecc. Anche l'ossido di zinco micronizzato e alcuni minerali possono andare bene. Idealmente, il cosmetico migliore dovrebbe essere talmente naturale che potresti anche tranquillamente mangiartelo.
Trovo innaturale e poco saggio che la gente stia ore e ore al sole come delle lucertole. Non siamo animali a sangue freddo e non siamo fatti per stare sotto il sole come fanno certi fanatici. Non credo che l'uomo, nella sua lunga storia, si sia mai comportato in questo modo così poco avveduto. Senza fare del terrorismo e parlare di rischio tumorale, un eccesso di sole siruramente accelera l'invecchiamento della pelle.
Non esistono solo le creme per proteggersi dal sole. Funzionano molto bene anche un bel cappello a falde larghe, del vestiario bianco, starsene all’ombra tranquilli nelle ore più soleggiate, ma anche una buona alimentazione ricca di fattori protettivi per la salute (vit.C, E, Selenio, Luteina, Zeaxantina, ecc.). Tra gli alimenti indicati, i frutti di bosco serebbero i migliori per prevenire le ustioni solari.
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COS' E' IL FARMACO
I farmaci sono sostanze che, somministrate nell'organismo, sono in grado di provocare modificazioni funzionali mediante un'azione chimica, chimico-fisica o fisica.
Le specialità medicinali sono prodotti industriali con proprietà curativo-profilattiche registrati presso il ministero della salute. Le specialità galeniche sono medicamenti preparati dai farmacisti, che devono essere venduti in confezioni speciali dotate di chiusura di garanzia, non possono essere oggetto di pubblicità e non vanno venduti con nomi diversi rispetto a quelli indicati dalla farmacopea ufficiale; fra le specialità galeniche, quelle magistrali vengono preparate in base a una prescrizione medica e sono destinate a un paziente specifico, mentre quelle officinali sono preparate in base alle indicazioni della farmacopea ufficiale.
Le vie di somministrazione dei farmaci sono diverse: orale (per bocca), rettale (attraverso l'ano), parenterale (mediante iniezioni, che possono essere endovenose, intramuscolari o sottocutanee), topica (su pelle e mucose, per uso locale o esterno), per aerosol e nebulizzazione.
L'uso empirico dei farmaci risale all'epoca preistorica; i riferimenti storici più antichi si trovano in testi dell'antica civiltà indiana e in papiri egiziani. Solo con Ippocrate hanno inizio i tentativi di spiegare scientificamente l'azione di questi preparati. Fu Dioscoride, nel I secolo d.C. a realizzare un primo trattato sui farmaci, Sulla materia medica. Nell'età moderna, il metodo sperimentale modifica l'approccio all'uso e alla preparazione dei farmaci. Il primo medicamento di sintesi è stato l'aspirina, introdotta nel 1899. Quarant'anni dopo avviene la scoperta delle proprietà dei sulfamidici, seguita nel 1926 dall'introduzione della plasmochina e nel 1932 dell'atebrina. Nel periodo seguente la seconda guerra mondiale vengono messi a punto numerosi nuovi farmaci, come isoniazide (trattamento della tubercolosi), adrenocorticoidi (artrite reumatoide, infiammazioni, allergie), alcaloidi e sali ammonici quaternari (ipertensione), cloropromazina (malattie mentali, depressioni), antistaminici (allergie), antidiabetici orali, estrogeni e progestinici (contraccezione), clorochine (malaria, parassitosi da amebe), anestetici locali, miorilassanti ecc.
I farmaci possono anche causare effetti negativi, oltre che per sensibilità individuale, spesso anche per errori nelle dosi assunte. Inoltre i farmaci hanno effetti collaterali, dei quali si deve tenere conto durante la terapia. Un altro problema in cui si può incorrere è provocato dall'interazione fra farmaci diversi assunti simultaneamente; a volte, l'azione combinata di diversi principi farmacologici può provocare effetti negativi sull'organismo.

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PLAVIX E ASPIRINA CONTRO L'ICTUS

Un gruppo di ricercatori britannici ha reso noto che l'integrazione dell'antiaggregante Plavix a dosi quotidiane di aspirina consente di prevenire il rischio di ictus più efficacemente rispetto all'assunzione della sola aspirina. In alcune sperimentazioni precedenti il Plavix (commercializzato da Sanofi-Aventis e Bristol-Myers Squibb Co.) aveva dimostrato di poter impedire il ripresentarsi di attacchi cardiaci e ictus nei pazienti che avevano già subito attacchi cardiaci. Uno studio recente ha dimostrato che la combinazione di Plavix e aspirina è anche in grado di ridurre il numero dei piccoli coaguli sanguigni prevenendo il rischio di ictus. Secondo H. Markus (St. George's Hospital Medical School, Londra), la combinazione di clopidogrel e aspirina si è dimostrata significativamente più efficace nella riduzione dei coaguli sanguigni rispetto all'assunzione della sola aspirina. Markus e colleghi hanno riferito di avere seguito 107 pazienti colpiti da ictus presso undici cliniche in Francia, Germania, Svizzera e Gran Bretagna. In tutti i pazienti si riscontrava una stenosi almeno del 50% dell'arteria carotidea, il principale vaso che conduce sangue al cervello. Tutti i pazienti avevano subito un ictus o un'ischemia transitoria nel corso dei tre mesi precedenti. Per lo studio, (CARESS, Clopidogrel and Aspirin for Reduction of Emboli in Symptomatic Carotid Stenosis), a circa metà dei pazienti sono stati somministrati aspirina e Plavix (clapidogrel), mentre all'altra metà è stata somministrata la sola aspirina per una settimana. I ricercatori hanno utilizzato il Doppler transcranico a ultrasuoni per individuare i microemboli a livello cerebrale. Sono stati riscontrati microemboli nel 43,8% dei pazienti a cui erano stati somministrati entrambi i farmaci e nel 72,7% del gruppo che aveva ricevuto soltanto aspirina. In base agli studi effettuati, i pazienti che hanno subito un ictus sono a rischio di subirne un altro soprattutto entro la prima settimana. Secondo Markus, il rischio è particolarmente elevato nei pazienti con stenosi delle arterie carotidee; questo porta a ritenere che una terapia anticoagulante possa risultare particolarmente indicata per questo tipo di pazienti. Il medico ritiene che i risultati dimostrino che questa terapia indica la possibilità di selezionare diverse combinazioni di farmaci per ulteriori test nell'ambito di sperimentazioni cliniche a più ampio raggio.
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Intossicazioni da metalli in bocca


LOCALIZZAZIONE CON TECNICHE ATOMICHE E NUCLEARI DI ELEMENTI POTENZIALMENTE TOSSICI RILASCIATI DA DISPOSITIVI PROTESICI ED IMPLANTARI
http://www.ricercaitaliana.it/prin/dettaglio_completo_prin-2004065535.htm
Università degli Studi di Padova
Abstract
Vari metalli con potenziali effetti tossici sono contenuti in materiali molto usati in campo odontoiatrico, per cure conservative, protesi e chirurgia implantare e maxillo-facciale.
Ricordiamo cromo, cobalto, titanio, nichel ed alluminio presenti in alcune leghe per protesi, e nella gran maggioranza degli impianti dentari endossei, nonché il mercurio contenuto nell'amalgama per restauri dentari.
Il crescente impiego clinico di impianti dentari, ha rivolto l'attenzione di numerosi ricercatori sul possibile rilascio nell'organismo ospite di componenti metalliche degli impianti, e della loro eventuale diffusione a distanza con accumulo in organi bersaglio. Tuttavia, le ricerche sin qui eseguite con varie tecniche di analisi, sia in pazienti che in animali, hanno condotto a risultati non concordi.
Avendo la disponibilità di sonde a protoni ed a raggi X ed una microsonda a protoni e raggi X dei Laboratori Nazionali di Legnaro, dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, ci si propone di eseguire studi che contribuiscano a chiarire le tematiche sopra illustrate, effettuando la ricerca, il dosaggio e la mappatura soprattutto del titanio, del cromo, cobalto e mercurio, metalli di vasto uso odontoiatrico.
Si faranno dosaggi del contenuto di questi elementi nei tessuti orali di pazienti portatori di protesi, impianti ed amalgama, in trattamento presso la Clinica Odontoiatrica di Padova, ed anche nella saliva, nelle urine e nel sangue.
Lo studio sarà condotto anche su pazienti di controllo, e nei due anni previsti avrà come oggetto almeno duecento casi. Analoghi esperimenti saranno condotti in animali da laboratorio, in cui si faranno innesti sottocute ed intramuscolari di metalli, presso il Centro Interdipartimentale di Chirurgia Sperimentale di Padova.
Per ciò che concerne il titanio e gli altri metalli costituenti gli impianti dentari, si prevede di eseguirne il dosaggio e la mappatura in alcuni reperti bioptici umani, concernenti sia impianti rimossi per fenomeni flogistici, che asportati dopo alcuni anni di funzione clinicamente valida, a causa di fratture delle componenti metalliche.
Alcuni di tali reperti, in attesa di essere analizzati, sono già in possesso dei gruppi di ricerca.
Analoghe analisi e mappature saranno eseguite su impianti inseriti in animali.
Le attrezzature utilizzate saranno l'apparecchiatura Precise per preparazioni istologiche di tessuti e corpi duri a mezzo taglio e molaggio, in possesso della Clinica Odontoiatrica di Padova, e le attrezzature esistenti presso i Laboratori Nazionali di Legnaro dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare.
Con la tecnica PIXE micro-beam sarà possibile eseguire scansioni dei campioni, disegnando mappe indicanti la distribuzione spaziale degli elementi in traccia diffusi nei tessuti. Ciò consentirà di porre in relazione le caratteristiche morfologiche di superficie dei manufatti (rugosità, forma filettata) la eventuale diffusione, attraverso l'interfaccia di separazione, dei componenti, ed anche per quanto concerne le biopsie orali nei portatori di amalgama permetterà di evidenziare la distribuzione spaziale dei metalli presenti.
Misure quantitative anche nella saliva, nel sangue e nelle urine saranno eseguiti con tecnica XRF, mentre si metteranno a punto linee di ricerca basate sulla sonoluminescenza (tecnica che promette interessanti applicazioni analitiche) e per la ricerca di elementi in ultratraccia (limite di rilevamento minore di 1ppb) con luce di sincrotrone presso i Laboratori Nazionali di Frascati (per gli elementi ultraleggeri), con cui i componenti del gruppo di Verona sono da tempo in collaborazione. Analoghi rapporti di collaborazione sono previsti con i Sandia Laboratories di Albuquerque, New Mexico, USA presso i quali lavora da circa due anni e lavorerà nei prossimi mesi uno dei componenti l'unità di ricerca. <<<


Coordinatore Scientifico del Programma di Ricerca
Pietro PASSI Università degli Studi di PADOVA
Obiettivo del Programma di Ricerca
Riguardo gli impianti endossei, l'obiettivo è di verificare se, in che misura ed quali condizioni possa avvenire rilascio di componenti metalliche. L'indagine microPIXE effettuata su sezioni ottenute con tecnica di taglio e molaggio, comprendenti impianto e tessuti adiacenti, consente uno studio ottimale dell'interfaccia impianto-tessuto, disegnando la mappa degli elementi presenti nel campo esaminato. Questa analisi consente di vedere le modalità di diffusione degli elementi, in base alla loro disposizione superficiale, e costituisce un prezioso ausilio nello studio del comportamento chimico-fisico della superficie degli impianti endossei. Infatti, la morfologia di superficie, sia a livello microscopico che macroscopico, è una delle caratteristiche principali che differenziano i numerosi tipi di impianti utilizzati oggi.
Abbiamo infatti manufatti "di tornio", mentre altri sono sottoposti a trattamenti che ne irruvidiscono la superficie, mediante sabbiatura, mordenzatura acida, rivestimento al plasma-spray e altri: la tendenza attuale va nella direzione di produrre impianti a superficie mossa, che sembrano produrre un legame con l'osso più veloce e tenace.
Tuttavia, la presenza di micronicchie superficiali, conseguenti alla ruvidità, può produrre fenomeni di corrosione differenziale a causa della diversa concentrazione di ossigeno, ed intensificare la diffusione anche dei metalli passivanti, come il titanio.
Pertanto, è necessario non solo individuare la presenza di componenti implantari nei tessuti, ma anche poter determinare da dove possono innescarsi gli attacchi chimici
al materiale. Precedenti studi condotti da componenti di questo gruppo di ricerca,hanno indicato come la microanalisi con PIXE a raggio focalizzato sino a 2,5 micrometri sia uno strumento estremamente sensibile, che può evidenziare elementi a concentrazioni dell'ordine di 1 ppm. Qualora a questo limite di rilevazione non si riscontri rilascio di componenti implantari, si prevede di utilizzare per elementi leggeri, un fascio di luce di sincrotrone, abbassando il limite di sensibilità di circa tre ordini di grandezza.
Dall'analisi XRF degli organi espiantati dagli animali sottoposti ad impianti e confrontati con i controlli, si potranno ricavare indicazioni sull'accumulo dei metalli
a distanza, e se alcuni distretti possano fungere da serbatoi di accumulo di titanio, cromo, alluminio, nichel, vanadio ed altri metalli costituenti gli impianti.
Riguardo il problema della diffusione del mercurio dall'amalgama dentale, ci si propone di eseguirne il dosaggio nel sangue, nella saliva e nelle urine di soggetti portatori di restauri dentali e soggetti controllo. L' interesse della ricerca risiede nel fatto che l'amalgama d'argento è tuttora il miglior materiale plastico per otturazioni e ricostruzioni dentarie, e che i grandi vantaggi che esso offre come durata nel tempo dei restauri va attentamente raffrontato con gli eventuali effetti indesiderati, che sarebbero da ritenersi assai probabili qualora si confermasse un importante rilascio ed accumulo di mercurio, dotato di ben noti effetti tossici.
La determinazione con tecnica XRF del contenuto di mercurio nella saliva e nelle urine dei pazienti, che sarà messo in relazione con la quantità stimata di amalgama presente nel cavo orale, e raffrontata statisticamente con i soggetti controllo, eseguita su di un campione sufficientemente significativo, che si stima in almeno 200 soggetti + 100 controlli, potrà fornire utili indicazioni sul rilascio del metallo.
I dati ottenuti saranno raffrontati anche con il periodo di permanenza dei resturi nel cavo orale: infatti, per la formazione di pellicole di ossidazione superficiale, è da prevedersi che il rilascio del mercurio ed altri metalli possa decrescere col tempo.
L'esame con microsonda PIXE delle biopsie gengivali adiacenti a restauri in amalgama fornirà indicazioni sulle modalità del rilascio dei componenti metallici, a seconda che si riscontri una distribuzione tissutale uniforme, indice di un gradiente di diffusione, oppure che si rintraccino acccumuli localizzati di ioni metallici, nel qual caso si potrà ritenere trattarsi di fenomeni dovuti a microdistacchi di metallo per usura meccanica e chimica.
Negli animali da laboratorio, il dosaggio dei metalli negli organi fornirà indicazioni che si ritengono molto utili, soprattutto per confermare l'esistenza di serbatoi di accumulo del mercurio, che è stato segnalato concentrarsi nei reni e nelle gonadi maschili. Tale accumulo, tuttavia, è stato riscontrato in animali sottoposti a dosi massicce di Hg, e occorre stabilire se il fenomeno possa avvenire anche in condizioni più simili a quelle in cui si trova un paziente portatore di restauri dentari.
L'analisi con PIXE micro-beam dei preparati istologici, inoltre, permetterà di evidenziare il mercurio nelle sue sedi tipiche di localizzazione negli organi, come
avviene per i tubuli nel caso del rene. Ancora più importante potrà risultare negli animali la localizzazione di Hg nel cervello e nel tronco encefalico, considerati i ben noti effetti neurotossici tipici dell'intossicazione cronica da mercurio.
Ci si propone pertanto di portare avanti due linee di ricerca:
1) mediante l'unità A con sede a Padova si eseguiranno prelievi di saliva ed urine da pazienti portatori di restauri in amalgama e da soggetti non portatori. L'elevato numero di soggetti che si recano per visita e cure presso la Clinica Odontoiatrica renderà possibile valutare, nell'arco del biennio, non meno di 200 portatori e amalgama e 200 controlli. Si prevede anche di eseguire prelievi bioptici gengivali, nei quali si valuterà la presenza di metalli in traccia.
La disponibilità del Centro Interdipartimentale di Chirurgia sperimentale consentirà di eseguire sperimentazioni su animali, nei quali saranno inseriti impianti endossei di varia composizione, oltre a campioni di amalgama. Mediante l'apparecchiatura di taglio e molaggio, già in possesso della Cinica Odontoiatrica, si prepareranno sezioni in blocco degli espianti, comprendenti sia i metalli inseriti che i campioni adiacenti, che potranno essere sottoposti ad esame microscopico.
2) L'unità B, con sede a Verona, si occuperà delle analisi con tecniche XRF, PIXE e sonoluminescenza, sia dei reperti raccolti a Padova, che su campioni bioptici umani, contenenti impianti, ottenuti dalla locale Clinica odontoiatrica.
Si prevede anche di utilizzare un mezzo di analisi molto sensibile, la luce di sincrotrone, presso i Laboratori Nazionali di Frascati, che permetterà di abbassare di qualche ordine di grandezza i limiti di rilevazione delle tecniche XRF e PIXE, potendo rilevare quantità anche ridottissime di Hg (meno di 1 ppb), metallo che potrebbe avere effetti tossici anche questi livelli, poiché si accumula in alcuni organi e tessuti (soprattutto rene e gonadi).
Si prospetta di grande interesse l'impiego delle attrezzature PIXE
dei Sandia Laboratories di Albuquerque,USA presso i quali lavorerà
nei prossimi mesi un componente del nostro gruppo che già si trova sul posto da circa due anni. <<<
Risultati parziali attesi
Dalla prima fase ci sia attende soprattutto una messa a punto assai precisa della preparazione dei bersagli per le misure mediante le tecniche PIXE e XRF, che sarà resa possibile dal confronto con i risultati ottenuti mediante spettroscopia.
Da ricordare che la spettroscopia, specie con la tecnica FI-(VG)-ICP-MS ovvero Flow Injection-(Vapour Generation)-Inductively Coupled Plasma- Mass Spectrometer, che si intende utilizzare presso laboratori esterni, è molto collaudata ed affidabile; tuttavia è costosa, e consente di dosare un singolo elemento alla volta, mentre con PIXE ed XRF si può avere la rilevazione ed il dosaggio simultaneo di tutti gli elementi oggetto dell'indagine, oltre che la loro disposizione superficiale (PIXE microbeam). Pertanto, queste ultime tecniche si prospettano assai idonee ad indagini anche su vasta scala e per un gran numero di elementi.
Ci si attende inoltre una prima valutazione sull'utilità del confronto
tra quadri istologici e mappe degli elementi ottenuti con PIXE microbeam.
Si otterranno anche utili indicazioni se la saliva sia un mezzo idoneo per rilevare metalli rilasciati da restauri o protesi endorali, argomento che è tuttora oggetto di discussione.Si ritiene di poter raccogliere una quantità sufficiente di dati per stabilire:
-quali siano le migliori condizioni di impiego delle apparecchiature a fasci di particelle e raggi X utilizzati, ed i relativi limiti di rilevazione per gli elementi studiati.
- se avviene, ed in che misura, passaggio di metalli dai dispositivi protesici/restaurativi nei tessuti adiacenti, negli organi e nei fluidi biologici.
-in base ai risultati ottenuti, il rischio biologico correlato alle caratteristiche di tossicità dei metalli studiati ed alle relative concentrazioni.
- a mezzo della mappatura PIXE microbeam, se l'eventuale presenza di metalli sia dovuta a fenomeni di diffusione uniforme, oppure a distacchi più o meno parcellari di materiale dalla superficie. Ques'ultima indicazione potrà essere utile per suggerire quali rivestimenti e morfologie di superficie siano più affidabili per gli impianti endossei.
-se esista una correlazione tra alterazioni tissutali, evidenziabili in microscopia ottica, ed accumulo di metalli rilevato con le mappe PIXE microbeam. <<<
Durata
24 mesi
Base di partenza scientifica nazionale o internazionale
Sono stati descritti ed ipotizzati vari effetti avversi derivanti da metalli ampiamente utilizzati in campo odontoiatrico, in particolare dal mercurio contenuto negli amalgami, il nichel, il cromo, l'alluminio ed il vanadio presenti in numerose leghe per uso protesico ed implantologico. Per quanto concerne l'amalgama d'argento e i possibili effetti negativi del mercurio, le ricerche sin qui eseguite hanno portato a risultati discordanti.
In ratti sottoposti ad inalazione di limatura di amalgama per un'ora (proveniente dal fresaggio di un blocco di materiale) si sono riscontrate alterazioni renali, ed accumulo del mercurio nel rene e nei testicoli (Musajo e Coll., 1988).
Seidler e Coll. (1996) hanno studiato oltre 1.000 pazienti affetti da morbo di Parkinson in Germania, analizzando le loro abitudini alimentari e l' eventuale esposizione a sostanze tossiche. A detta di questi Autori, vi sarebbe una correlazione statisticamente significativa tra ricostruzioni dentarie in amalgama e malattia di Parkinson, nel gruppo di pazienti in esame.
Il contenuto di Hg nelle urine sembra essere un indicatore più attendibile rispetto al tasso ematico, in quanto il mercurio tende a concentrarsi nei reni.
Anche la valutazione quantitativa di questo elemento nella saliva è da ritenersi di estrema utilità. Alcune ricerche, infatti, hanno evidenziato una correlazione tra numero ed estensione dei reaturi dentali in amalgama e livelli di Hg salivare (Lygre et al., 1999); si è visto, inoltre, che alla rimozione di restauri in amalgama, dopo un breve transitorio periodo di aumento, segue un decremento dei valori di Hg salivare (Bjorkman et al. 1997).
Riguardo l'assorbimento di mercurio da otturazioni dentali, il quantitativo giornaliero è stato stimato in 4 - 19 mcg /die (Weiner e Nylander, 1995); tuttavia, misurazioni eseguite in un modello di bocca artificiale, hanno evidenziato che l'assorbimento giornaliero di Hg sarebbe valutabile in circa 0,03 mcg /die (Berdouses e Coll., 1995), valore irrisorio, soprattutto considerando che il TLV (Threshold Limit Value), ovvero valore soglia limite per il mercurio, secondo gli standard degli Stati Uniti, è pari ad 82,29 mcg /die.
Halbach (1995) stima che l'assorbimento di mercurio da amalgama non superi i circa 5 mcg /die, e ritiene che comunque un quantitativo almeno pari o superiore sia assunto quotidianamente con i cibi.
Schulte e Coll. (1994) hanno descritto che in un campione di giovani tra i 3 ed i 15 anni i portatori di amalgama hanno un'escrezione urinaria di Hg di circa 0,70 mcg /l al giorno, contro i circa 0,17 mcg /l dei non portatori. Questi risultati sono in accordo con quelli di Begerow e Coll. (1994), i quali hanno constatato che con la rimozione di restauri in amalgama l'escrezione urinaria di mercurio si riduce di circa 5 volte, a distanza di un anno.
Tuttavia Ulukapi e Coll. (1994), che hanno valutato l'escrezione urinaria di Hg in bambini portatori di amalgami, concludono che il metallo è al di sotto del limite di rilevabilità.
E' quindi certo che si liberi mercurio da ricostruzioni in amalgama, ma non vi sono conclusioni univoche sugli eventuali effetti che ciò potrebbe causare.
Nel ratto, si può indurre una stomatite da contatto, dopo aver sensibilizzato gli animali con cloruro mercurico (Warfvinge e Larsson, 1994).
Talora, non frequentemente, vi può essere ipersensibilità al mercurio contenuto nelle otturazioni.Un simile caso con reazione cutanea è stato descritto da Ulukapi nel 1995.
Reazioni lichenoidi della mucosa orale sono guarite in oltre il 60% dei casi dopo la rimozione di restauri in amalgama, addirittura nel 92% se il materiale era a diretto contatto con la lesione (Henriksson e Coll., 1995).
L' amalgama è sospettato di essere un possibile agente eziologico della sclerosi multipla (Ingalls, 1983, 1986). Tale ipotesi era stata avanzata anche in base allo sviluppo, statisticamente non atteso, di qualche decina di casi di questa malattia in una località degli Stati Uniti, dove si riteneva vi fosse inquinamento ambientale da piombo e mercurio. Successive ricerche hanno segnalato che alcuni parametri clinici di soggetti colpiti da sclerosi multipla risultavano maggiormente deteriorati nei portatori di amalgama rispetto a non portatori, o malati in cui l'amalgama era stato rimosso (Siblerud e Kienholz, 1994).
Vi sono sospetti che il mercurio dell'amalgama sia implicato nella genesi della sclerosi laterale amiotrofica. Mano e Coll. (1994) hanno rilevato un più alto contenuto di questo metallo nei soggetti colpiti dalla malattia, avanzando l'ipotesi che come concausa vi fosse anche un basso contenuto di selenio, che riduce la tossicità del mercurio
Alcuni Autori (Pleva, 1994; Lorscheider e Coll., 1995) sostengono, dopo aver esaminato la letteratura in materia, che l'amalgama non può essere ritenuto un materiale sicuro.
Tuttavia Levy (1995), anch'egli dopo disamina della letteratura, sostiene come i benefici dell'amalgama siano di gran lunga superiori rispetto ai potenziali, e secondo lui mai ben accertati rischi.
Anche la diffusione di componenti metallici da parte di impianti dentari endossei è tuttora oggetto di studi, che hanno portato a conclusioni non univoche. Questa tematica, oltre che per l'odontostomatologia, è di grande interesse anche per l'ortopedia, considerando l'elevato numero di protesi articolari metalliche che vengono inserite ogni anno.
Il titanio, componente primario degli impianti dentari e delle protesi ortopediche, è considerato un metallo dotato di tossicità trascurabile, ma non mancano segnalazioni su di una sua possibile azione cellulare mutagena (Driscoll e Coll., 1997;Hadfield e Coll. 1998), e viene anche descritto un suo effetto inibente lo sviluppo di cellule ossee e fibroblasti in vitro (Wang e Coll., 1997).
Altri metalli spesso contenuti nelle leghe per impianti sono il cobalto, l' alluminio, ed il cromo; quest'ultimo possiede ben note proprietà tossiche ed oncogene, mentre l'alluminio ha effetti lesivi sulle cellule ematiche e del sistema nervoso centrale (Struys Ponsar e Coll., 2000; Mahieu e Coll., 2000). Il vanadio è un altro metallo spesso presente nelle leghe di titanio, che può avere effetti negativi sull'osteogenesi, segnalati anche per il titanio (Blumenthal e Cosma, 1989).
Sulla diffusione e presenza di metalli nei tessuti e negli organi di animali e pazienti portatori di impianti endossei, i risultati riportati in letteratura sono quanto mai contrastanti, Da un lato vi è chi ritiene tale diffusione trascurabile (Lugowski e Coll., 1991; Rodriguez e Coll., 1999; Bianco e Coll., 1996), dall'altro vi sono ricercatori che segnalano un'evidente presenza di Ti ed altri metalli nei tessuti e nei linfonodi adiacenti ad impianti (Jacobs e Coll.,1998; Ektessabi e Coll., 1996; Ducheyne e Coll., 1984).
Di particolare interesse è la segnalazione di un aumento di tre volte rispetto ai valori normali della concentrazione di titanio nel siero e nelle urine di pazienti portatori di protesi d' anca, mentre soggetti che avevano ricevuto protesi analoghe in leghe al Cr-Co avevano i valori di questi metalli incrementati da cinque ad otto volte (Jacobs e Coll., 1998). Ricerche di Schliephake e Coll. (1993) hanno evidenziato particelle di titanio nei tessuti adiacenti impianti sperimentali in animali, ed elevate concentrazioni del metallo nei polmoni.
Peraltro, ricerche di Rodriguez e Coll. (1999), Lugowski e Coll. (1991), e Bianco e Coll. (1996), condotte in animali, portano a risultati diversi, in quanto non si è evidenziato accumulo del titanio nei tessuti perimplantari, nè negli organi, ed i livelli del metallo del siero non si sono innalzati.
La discordanza dei risultati cui sono giunti gli autori che hanno studiato l'argomento, la chiara possibilità di danni biologici derivanti dalla diffusione di metalli nell'organismo, e l'elevato e sempre crescente impiego clinico di impianti dentari e protesi ortopediche, rendono le ricerche sull'argomento di grande interesse ed attualità.
Nostri recenti risultati preliminari di mappature elementali eseguite con PIXE microbeam su tessuti contenti impianti dentari, hanno indicato come si possa distinguere il differente comportamento dei metalli costituenti, riguardo il loro rilascio nei tessuti adiacenti (Passi et al., 2002).
L'immagine seguente, ad esempio, tratta da un nostro studio preliminare, suggerisce come la presenza di cellule giganti (frecce a sn) possa essere correlata all'accumulo di metalli (cromo nella mappa PIXE microbeam a dx) e che tale tema meriti di essere approfondito.
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QUELLO CHE NON DOVREMMO SAPERE
SUI PRODOTTI UTILIZZATI DALLE FABBRICHE ALIMENTARI

Qui sotto vi riporto una tabella di prodotti spesso
utilizzati dalle fabbriche alimentari per conservare o altro i loro prodotti.

ADDITIVI ALIMENTARI

Sodio Nitrato E250- E251, Potassio Nitrato E249- E252
li troviamo (Carni, insaccati, salumi e carni in scatola) Danni causati da dosi eccessive: metemoglobinemia, azione cancerogena.
Butilidrossianisolo E320, Butilidrossitoluolo E321 (Chewing-gum, farine e fiocchi di patata, patate fritte)

Danni causati da dosi eccessive: complicazioni renali gravi.

Gallati di Ottile E311, Dodecile E312, Propile E313 (Chewing-gum, Fiocchi di patata, Grassi e oli esclusi quelli di oliva, preparati a base di fiocchi di patata)

Danni causati da dosi eccessive: sterilità
(rilevata sugli animali da laboratorio).

Anidride Solforosa E220 (vino, mamellata, succhi di frutta, canditi, bibite, farina, fiocchi di patate e aceto)
Danni causati da dosi eccessive: soffocamento, irritazione, distruzione vitamina Bl.

I conservanti sono tra gli additivi più critici: da un lato sono importantissimi per evitare intossicazioni anche molto gravi (per esempio da botulino),
dall'altra spesso si tratta di sostanze nocive per l'organismo e quindi da evitare. Vale quindi la pena di capire quali siano i conservanti nocivi e quali quelli accettabili.

CONSERVANTI NOCIVI

Acido benzoico e suoi sali (E210, E211, E212, E213): sono usati da soli o insieme all'acido sorbico e ai PHB.
Non sono ammessi in alcuni paesi per la loro potenziale tossicità, inoltre gli alimenti al quali vengono aggiunti sono soprattutto le confetture, le gelatine, le marmellate,
le gomme da masticare e le bevande analcoliche,
tutti prodotti che non necessitano di conservanti.

Anche gli esteri dell'acido p-Idrossibenzoico E214, E215, E216, E217, E218, E219), indicati con la sigla PHB,
sono vietati in alcuni paesi.
Vengono addizionati al pate', ai rivestimenti di gelatina dei prodotti a base di carne, alla frutta in guscio ricoperta.

I derivati dell'anidride sofforosa E220, E221, E222, E223, E224, E226, E227, E228) sono irritanti e hanno una tossicità acuta e cronica, per esempio interagiscono
con gli enzimi cellulari e distruggono alcune vitamine (come la tiamina). Vengono usati nel vino, nella birra (anche per questo bisogna moderarne il consumo,
non solo per l'alcol) e in altre bevande come i succhi di frutta, nella senape e in altri condimenti.

I derivati fenolici e il tiabendazolo (E230, E231, E232 , E233) sono dotati di una certa tossicità, infatti sono proibiti in Australia.
Vengono utilizzati per il trattamento superiiciale degli agrumi e delle banane
(per questo bisognerebbe usare solo la scorza delle arance non trattate).

La netamicina (E235), un antibiotico utilizzato sulla superticie dei formaggi, (soprattutto dei provoloni) provoca problemi intestinali.

I nitriti (E249 ed E250) e i nitrati (E251 ed E252) sono utilizzati nei salumi e nelle carni conservate e meritano un discorso a parte.
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QUELLO CHE NON DOVREMMO SAPERE SUI VACCINI

“Il vaccino è un preparato derivante da una sospensione di batteri o virus (vivi, attenuati o uccisi) oppure di tossine da essi ricavate, che dovrebbe indurre nel vaccinato una produzione artificiale di anticorpi.
Si distinguono vaccini monovalenti (preparati con un solo ceppo batterico o con un solo tipo di virus), polivalenti (preparati con più ceppi delle stessa specie) e misti (che contengono germi o tossine di una pluralità di malattie). I primi due tipi sono impiegati per prevenire un'unica malattia infettiva, il terzo per prevenire una pluralità di malattie. Sono in commercio vaccini „antitossici“ (costituiti da batteri, come l'antitifico, l'antitubercolare, l'antipestoso, l'antigonococcico) e „antivirali“ (costituiti da virus, come l'antipoliomelitico, l'antirabbico, l'antivaioloso, l'antinfluenzale, ecc...).
Buona parte dei vaccini è fabbricata coltivando le sostanze tossiche, batteriche o virali sul corpo dell'animale, o su particolari organi dell'animale (reni di scimmia, ventre della pecora, cervello e midollo spinale del coniglio e del cane, cervello della scimmia, ecc...); altri vaccini sono coltivati su prodotti dell'animale (uova di pollo o di anatra), altri su cellule e tessuti umani, altri sono ottenuti con la manipolazione genetica. Nessun tipo di fabbricazione può garantire l'innocuità del vaccino,in quanto le sostanze tossiche, batteriche o virali che esso contiene possono avere effetti imprevedibili nel corpo del vaccinato.
Sotto questo profilo non è la qualità del vaccino che è messa in causa, e neppure il tipo di fabbricazione, ma il principio stesso della vaccinazione, che molti definiscono utopistico.
La presenza di virus estranei nei vaccini coltivati sull'animale o su prodotti dello animale aumenta notevolmente i rischi. In questo caso il vaccino, come è stato più volte provato, può contenere (oltre agli agenti patogeni della malattia da cui si vuole immunizzare) altri agenti patogeni, i cui effetti indesiderati si manifestano presto o tardi in modo dannoso. Gli animali sono infatti portatori di virus latenti (cioè virus che vivono allo stato di latenza,durante il quale non scatenano malattie) tipici della loro specie: inoffensivi per l'animale sano che vive nel proprio ambiente naturale, in quanto originari e congeniti, facenti parte del suo patrimonio genetico, ma in grado di passare dallo stato di latenza a quello di virulenza se introdotti in altre specie. Questa prerogativa risulta del tutto evidente, se si pensa che il virus introdotto col vaccino nell'uomo si trova in un ambiente nuovo per lui, su un altro „terreno“. Certamente i vaccini coltivati su cellule umane sono meno rischiosi, in quanto non inficiati dai virus specifici delle diverse specie animali.
Questo non prova tuttavia che i vaccini coltivati su cellule umane siano innocui né che, attraverso l'impiego di uno strumento migliore, tutta la casistica della profilassi vaccinale debba uscirne assolta. È invece importante, proprio nella valutazione del rapporto rischio-beneficio, soffermarsi sul valore dell'immunità offerta dal vaccino. Il dottor Buttram afferma che esistono molte pubblicazioni importanti che trattano dei danni al sistema immunitario in seguito a vaccinazione, ma che queste opere sono ignorate: non soltanto dal grosso pubblico, ma anche da coloro che sono preposti alle organizzazioni della salute pubblica. Poiché l'effetto nocivo delle vaccinazioni è sovente ritardato, indiretto o mascherato, Buttram pensa che carenze immunitarie che si manifestano molto tempo dopo la vaccinazione possano anche essere attribuite alla vaccinazione stessa“.
Tratto da: „Il Tabù delle vaccinazioni“, di M. Schär-Manzoli, ed. ATRA

“Molti bambini con ritardi mentali, incapaci di inserirsi nell'ambiente scolastico, disadattati e con turbe caratteriali, devono questi handycaps agli effetti delle vaccinazioni. Sono i fatti che parlano: molti docenti hanno constatato che allievi dapprima diligenti sono diventati svogliati e incapaci di concentrarsi dopo essere stati vaccinati.
Una conferma viene da indagini cliniche: il cervello dei vaccinati reagisce negativamente al virus vaccinale forzatamente inoculato, con la conseguenza che il potere di concentrazione viene annulato a favore di un'instabilità emotiva, di sensi di angoscia e di depressione. Si tratta quindi di modificazioni del carattere e del comportamento.
Ecco, in breve, quanto riferito dalla letteratura medica riguardo ad alcuni danni di tipo neurologico, relativi ai vaccini:

Antipertosse: Convulsioni e danno cerebrale permanente accompagnati da ritardo mentale (“Medecine et Hygiène, 1979).

Antidifterica: Turbe nervose, encefaliti, disturbi psichici e ritardi mentali sono fra le conseguenze di tipo neurologico della vaccinazione.

Antitetanica: Complicazioni neurologiche sono conosciute da tempo (“Le Concours Médical“, 1977).

Antipoliomelitica: Lesioni cerebrali con conseguente perdita dell'intelligenza (“Acta Medica Empirica“,# 5,1986), convulsioni (“Medecine et Hygiène“, #2, '81), paralisi, sclerosi a placche, ecc...

Vaccino combinato Difterite-Tetano-Pertosse: Una commissione d'esperti, nominata in GB, ha concluso che il vaccino combinato è molto probabilmente la causa di disordini nervosi. Secondo il dottor Gordon T.Stewart, tale vaccinazione può produrre delle lesioni cervicali leggere che vengono al momento sottovalutate o neppure constatate, ma i cui effetti si verificano più tardi sotto forma di ritardi nell'apprendimento o con problemi a livello motorico.
Tratto dalla rivista: „Orizzonti della medicina“,dic.1996

le amebe sono delle forme protozoiche molto diffuse e alcune di esse sono state ritenute come causa di gravi malattie in animali e umani. È anche assodato come le amebe siano importanti contaminanti di colture di tessuti usati nelle preparazioni biologiche, ed i vaccini sono le più importanti perché sono largamente iniettati in neonati e bambini.
Un grande numero di casi di meningoencefalite e di gravi infezioni respiratorie in bambini e neonati possono venir collegate all'assunzione di vaccini che hanno un'alta possibilità di essere contaminati dalle amebe presenti nell'aria e sulle superfici dei laboratori“.
Tratto dalla rivista: "Nexus", ed.italiana, agosto 1996
ovviamente tutte queste informazioni non vengono divulgate per paura di un evventuale rifiuto nel farsi vaccinare, stessa cosa per quanto riguarda l'obbligo ad alcune vaccinazioni .
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AMALGAMA (OTTURAZIONE DENTARIA)

«Com'è possibile che le amalgame, che non vanno assolutamente toccate direttamente con le dita la si lavora senza maschera né guanti, e diventino inoffensive nel momento in cui vengono collocati dentro la bocca dei pazienti?» Questa domanda mi ossessionava, e la rivolgevo invariabilmente a tutti i medici odontoiatrici e odontotecnici. Le loro risposte erano evasive o illogiche, del tipo «Perché, toccando l'amalgama con dita, la inquini», sebbene si trattasse di un prodotto destinato ad essere collocato in bocca, con tutte le reazioni chimiche dovute all’acidità della saliva e di alcuni alimenti ,e gli inquinamenti che ne sarebbero seguiti.
Ancora oggi, però, malgrado tante dimostrazioni e studi scientifici, mi vedo costretto a riflettere su questo: una legge europea obbliga gli studi dentistici a fornirsi di filtri per le amalgame asportate (una misura di protezione ambientale senza la quale i corsi d'acqua, i fiumi e i mari sarebbero contaminati dal mercurio), che è persino proibito gettare in pattumiera lo si continua a infilare in bocca alla gente. Perché nessuna legge europea ne proibisce ancora l'uso?
Le malattie degenerative diventano sempre più numerose e la lista delle malattie autoimmuni è orm impressionante. Tra queste, oltre alla sclerosi multipla, ricordiamo: alcune anemie emolitiche, alcune forme sterilità, alcune granulopenie, alopecia, anemia di Biermer, artrite reattiva, celiachia, cirrosi biliare, connettivite mista, dermatite erpetiforme, dermatomiosite, diabete mellito giovanile, epatite cronica, insufficienza ipofisaria, lupus eritematoso discoidale, lupus eritematoso sistemico, miastenia, morbo di Addiso morbo di Basedow, morbo di Horton, narcolessia, nefropatia membranosa idiopatica, nefrosi lipidica d bambino, pemfigo, poliartrite reumatoide, policondrite atrofica, porpora trombocitopenica idiopatic reumatismo articolare acuto, reumatismo psoriasico, sderodermia, sindrome di Gourgerot, spondilii anchilosante, tiroideite di Hashimoto.
In realtà, basta osservare il modo di vivere delle popolazioni che di solito sono naturalmente longeve e godono a lungo di buona salute, per sapere quali sono il modo di vita e l'alimentazione più adatti all'uomo: è soprattutto noto il caso di alcuni “indigeni”, del Pakistan settentrionale, che non conosce malattie e vive straordinariamente fino a raggiungere i cent'anni di età. Lo studio della loro alimentazione mostra un consumo modestissimo di latte crudo, i cereali vengono consumati crudi quando i chicchi non sono ancora maturi e presentano allo stato lattiginoso (è il caso del mais e del frumento).
La loro alimentazione è a base di frutta, cereali, noci e verdure, insieme ad una piccola quantità di formaggio fatto con latte cagliato e, molto raramente, da una piccola quantità di carne.
Negli anni Quaranta, il dentista americano Weston Price, spaventato dalla rapidità di sviluppo della caria dentaria nei giovani, cominciò a studiare lo stato di salute dei denti in popolazioni da poco giunte in contati con il mondo "civile". Queste non avevano ancora usufruito di certe nostre "meraviglie" alimentari (farina bianca, zucchero bianco, alcol). I suoi lavori confermarono ciò che era già stato osservato altrove, in particolare presso gli indigeni: ogni volta che le popolazioni avevano seguito un'alimentazione identica a quella dei loro antenati, non avevano contratto alcuna malattia e tanto meno la carie dentaria. La loro vita media tendeva a raggiungere i cento anni, e le ossa dei loro scheletri, esaminate, rivelavano una ricchezza in minerali non più presente nell'uomo moderno.

ELIMINAZIONE DELLE AMALGAME
In presenza di sclerosi multipla o di altre malattie autoimmuni e nel caso di analisi positive, la risposta E' semplice: le amalgame devono essere eliminate. Vi ricordo gli accertamenti indispensabili da eseguire preventivamente: misura della differenza di potenziale tra i denti con amalgame o protesi, o che siano stati curati con prodotti al mercurio; esame della mucosa della bocca, in particolare dei tessuti di sostegno dei denti verificare se è presente o assente la macchia bianco-giallognola tra il palato duro e il palato molle. Dal punto di vista iridologico, verificare se esistono macchie bruno-arancio nell'iride, se la trama iridea è più o meno liscia se è presente e quanto è grosso il gerontoxon (anello più scuro intorno all'iride). Dal punto di vista dell'onicodiagnosi, verificare se vi sono zone biancastre sull'unghia, la presenza o assenza delle lunule e il loro aspetto. La presenza del mercurio va poi rilevata nella saliva, nei capelli e nelle feci.
Se non ci sono sintomi e in presenza di amalgame molto piccole, ci si può chiedere se sia il caso di sostituirle con otturazioni in ceramica o in oro, trattandosi di un intervento costoso; qualora il soggetto abbia i mezzi economici per farsele togliere senza rischio, certo è preferibile eseguire la rimozione; altrimenti, in questo caso eseguire delle terapie a ciclo di prodotti per la disintossicazione da metalli e da amalgame dentarie.
Togliere le amalgame è un'operazione molto delicata, che necessita grande precisione ed esperienza. parecchie volte ho incontrato persone che, dopo collocazione o maldestra eliminazione delle amalgame, lamentavano svariati disturbi.

E' una polvere costituita da: 52% di Mercurio e 48% da una lega a base di Argento(16%), Stagno(26%), Rame(5%) e Zinco(1%) utilizzata dai dentisti per le otturazioni.
Una dose moderna di amalgama contiene circa 440mg di Mercurio e 400mg di lega. Una otturazione con amalgama rilascia ogni giorno da 0.5 a 0.10mg di Mercurio per fenomeni di abrasione, corrosione, disgregazione elettrolitica generati dai diversi metalli in ambiente salino come nella cavità orale, la bocca; anche i sali dei cibi, le acque gassate, gli acidi alimentari, ecc. accentuano la naturale disgregazione delle amalgame. I metalli rilasciati per il 50% si depositano nei tessuti cellulari inibendo processi enzimatici e metabolici del nostro corpo; purché siano testati normalmente il test si effettua con apparecchiature E.A.V, e Bio-compatibili con il soggetto che li deve ricevere in bocca. Buona norma comunque e estrarle, nell'impossibilità ricoprirle , se possibile, ogni tipo di metallo presente nella bocca, con idrossido di calcio, per avere un minore danno.
"dalle otturazioni di amalgama deriva palesemente un rischio non irrilevante per la salute umana. L'amalgama può far ammalare, cioè essa è generalmente in grado di provocare disturbi sanitari in un numero rilevante di persone portatrici di amalgame".
Recentemente, una inchiesta realizzata dall'Università di Tubinger (Germania) su 25.000 persone portatrici di amalgame, hanno messo in evidenza una "liberazione" anomale di Mercurio presso il 30% dei soggetto esaminati.
Il Mercurio presente depositandosi nei tessuti e organi altera le normali funzioni soprattutto del SNC (Sistema Nervoso Centrale) provocando depressioni più o meno forti, eccitazioni con violenza, timidezza o aggressività, disturbi della concentrazione; nei Nervi Periferici, creando paralisi e distruzione della mielina (distrofie e sclerosi a placche, epilessie) nelle mucose provocando riniti allergiche, asma, congiuntiviti; nel fegato; nel pancreas; nei reni, nelle parotidi; nelle ghiandole sudorifere, ecc.

Ecco i sintomi clinici causati dall’inquinamento da amalgami dell’organismo:
1. Sintomi generali: tremolio, tremor mercurialis, sonnolenza, inappetenza, rapida e continua e facile stanchezza, abbattimento psichico generale, facoltà di reazione in diminuzione, invecchiamento precoce, anormale funzionalità delle ghiandole endocrine, il tutto è sicuramente da attribuirsi al Mercurio ed alle mal funzioni dell’organismo intero ormai debilitato dall’intossicazione grave da metallo pesante.
2. Sistema nervoso: malattie nervose e degenerative ai nervi, neuroni del sistema nervoso centrale (demielinizzazione sopra tutto nei bambini), difficoltà di concentrazione, perdita della memoria, apprendimento ostacolato, epilessie, difficoltà al coordinamento dei movimenti, erethismus merculiaris ovvero alto grado di nervosismo (situazione di irritabilità e agitazione che può diventare malattia cronica).
3. Sintomi psichici: depressioni , paura della morte, irritabilità e violenza, agitazione facile e continua.
4. Resistenza alla terapia di: malattie influenzali, angina tonsillare, sinusite, rinite, malattie all’apparato respiratorio.
5. Testa: dolori di testa, emicranie, nevralgie facciali, bruciore della lingua, bocca arida, afte, sapore metallico in bocca, dolori alla nuca e al collo.
6. Occhi: disturbi visivi da genesi poco chiara, dovute alle mal nutrizioni dei muscoletti dell’occhio o dalle contaminazioni neuro muscolari da mercurio degli stessi; iritis, edemi perioculari, occhi spenti (mancanza di vitalità).
7. Orecchie: (acufeni)ronzio, rumori strani ed alle volte "rivelazione" di frequenze radiotelevisive, variazione della frequenza fondamentale emessa dal cervello/orecchio con la conseguente perdita od attenuazione della capacità di percezione della spazialità dei suoni.
8. Polmoni: asma bronchiale, raffreddori strani, irritazioni alle vie respiratorie.
9. Cuore: aritmie ed anomalie dei ritmi.
10. Stomaco - intestino: vomito, colite ulcerosa, disbiosi intestinali, diarrea, gastroenteriti, tenesmo anale, tensioni alla valvola ileo cecale e cattive digestioni.
11. Intestino - continue alterazioni della flora batterica, diarree, enterocoliti, stipsi, infiammazioni della mucosa viscerale, villi atrofizzati, sistema nervoso enterico super eccitato, probabilità di tumori all’intestino.
12. Vescica: irritazione dolorosa della muscolatura della vescica irritata, tenesmo vescicale.
13. Pelle: caduta di capelli accelerata, cambiamento del colore dei capelli, prurito alla pelle, esantemi, eritemi localizzati.
14. Articolazioni: dolori articolari, disturbi reumatici, muscolari.
15. organi urogenitali: inibizione delle ovaie (per le donne), diminuzione delle prestazioni sessuali (negli uomini).

Rosario Muto presidente A.I.P.O

Renato Ventura Iridologo Bioterapeuta

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ZIRCONIO

Con l’uso di questo nuovo materiale proposto si può dire che non ci siano effetti sulla salute?
C’è chi non è d’accordo. In prima fila c’è, Rosario Muto, che è fondatore della A.I.P.O. (Associazione Italiana Periti Odontotecnici) e fa parte dell' Albo Consulenti Tecnici dei Giudici Civili del Tribunale di Prato oltre che del Collegio Periti Esperti e Consulenti Tecnici della Toscana. Muto, ha messo a punto un metodo che permette di stabilizzare le leghe e dunque di impedire la inevitabile ossidazione della stragrande maggioranza dei materiali utilizzati dai dentisti ma anche dagli orefici. L’ossidazione - racconta Muto - avviene perché i metalli hanno una loro carica elettrochimica, un potenziale che nella lavorazione per la formazione della lega va tenuto sotto controllo. Le aziende che producono i metalli per le protesi dentarie cercano di stabilizzare il più possibile la lega, cosa che non accade nel settore orafo. Il risultato però è praticamente lo stesso, dal passaggio di stato solido-liquido-solido per fare la lega, non si ottiene mai il giusto rapporto di scambio di elettroni quindi si formano i così detti radicali liberi e quindi c’è ossidazione.
I radicali liberi restano quindi nella lega e continuano il processo di ossidazione reagendo con il potenziale elettrico che naturalmente possiede il nostro corpo, con i risultati che conosciamo: formazione della placca - che è anche una delle cause delle malattie del cuore - afte, stomatiti, allergie, eczemi, arrossamenti, prurito, annerimenti della pelle, fino alle microlesioni - recentemente segnalate da studi del cnr - che in futuro potrebbero trasformarsi in tumori.
Muto esclude l’innocuità sia del titanio che della zirconia. Il titanio non è inerte, non è biocompatibile, e la causa di ciò è del tutto naturale, e il potenziale elettrochimico dinamico di questi materiali non può essere disattivato e questa è la causa di tutte le patologie, mentre lo zirconio, la zirconia è radioattiva.
La questione metal-free era finora relegata ai forum sulla rete internet e a qualche articolo giornalistico, nonostante l’impegno di Muto e i suoi riscontri a livello mondiale. Con una trasmissione andata in onda lo scorso 25 novembre su Canale 5 la questione ha cominciato a diventare di dominio pubblico con l’intervista proprio al dottor Pische, Presidente dell'A.I.O.B., che pur sottolineando la comprovata scientifica tossicità dei metalli pesanti e le patologiche ripercussioni di tecniche e materiali, propone lo zirconio come materiale avendo esso una “microdurezza che supera di gran lunga quella di qualsiasi altro materiale, ha caratteristiche di resistenza superiori al titanio e non è citotossico”, mentre l’unica precisazione che sull’ossido di zirconio, per essere biocompatibile, deve essere privo di impurità e preparato con una precisa tecnica (dalla raccolta alla decontaminazione). Il dottor Pische dunque sostiene la tesi del “passaggio dal titanio allo zirconio” e cita pareri di ricercatori che sostengono la tesi della validità ed innocuità dell'ossido di zirconio purissimo.
La risposta di Muto è altrettanto decisa e, nel diffonderla attraverso Italiasalute, si appella all’opinione pubblica sapendo che nel settore professionale solo coloro che sono dotati di uno spiccato senso di onestà, sensibilità ed onestà può recepire quanto da lui affermato.
Muto riferendo di sue ricerche bibliografiche espone accuratamente la sua tesi: la zirconia è altamente radioattiva, dice Muto ed in presenza di elementi metallici ha una alta capacità di attivare processi elettrogalvanici, oltre a creare altre situazioni degenerative patologiche.
In chimica lo Zirconio è definito un elemento metallico, e come tale possiamo trovarlo in diverse composizioni in 50 tipi diversi di leghe con la stessa base: lo Zirconio. Al massimo due di queste leghe sono conosciute, e si tratta di materiali che per le proprietà possedute (è un ottimo conduttore e carburante nucleare, un ottimo catalizzatore organico, ed ha un altissimo punto di fusione) sono molto utilizzati in ricerche ed applicazioni nel settore nucleare, militare. In campo industriale e artigianale lo ritroviamo sotto un'altra forma, composizione e nome diverso. Secondo Muto non è un materiale puro e dunque viene utilizzato sotto forma di ossidi di Zirconio (zirconia), ricavati da raffinazioni e processi di lavorazione molto complessi. In composizione con altri elementi ed è molto utilizzato nelle industrie delle ceramiche alimentari, di rivestimento (piastrelle per pavimentazione), nell'alta tecnologia elettronica di nuova generazione, nei forni e negli altiforni, nella tecnologia per la preparazione alimentare etc.
La cosa che Muto tiene in particolar modo a sottolineare è che troppo spesso quando si valutano gli effetti sul nostro organismo di un materiale si dimentica che le caratteristiche da valutare non sono solo quelle del materiale in quanto tale, ma anche dell'energia che ne determina la struttura, anche nelle forme di vita vegetale o animale, e ne determina quindi anche le funzioni e reazioni vitali metaboliche e difensive.
Proprio per le particolari caratteristiche gli ossidi di Zirconio hanno un'alta capacità di sintesi, un contenuto elettrodinamico molto attivo per cui, in presenza elettrolitica organica,oltre a variarne le proprie caratteristiche, possono generare una dissociazione dei propri elementi impuri sotto forma di sali ionici (definiti radicali liberi), alterazioni biogenetiche, autoimmune etc.
La potenzialità elettrodinamica degli ossidi di zirconio in vicinanza di altri oggetti o dispositivi protesici metallici (otturazioni e protesi ) può cattivare l'elettrodinamicità di quest'ultimi con la conseguente dissociazione ionica.
Muto chiede di riflettere su quanto accade in Giappone.
Nel paese orientale si produce tecnologia e materiali a base di ossidi di Zirconia per il mercato mondiale, ma è stata la stessa Sanità giapponese a vietarne l'utilizzo almeno a scopo sanitario nel proprio Paese. In Europa il materiale, con i suoi affini, è di gran lunga commercializzato, sia nel settore odontotecnico produttivo nel quale è utilizzato senza preoccuparsi per la biocompatibilità, sia nel settore industriale, a rischio sia degli operatori, sia inverosimilmente del Consumatore oltre che per i pazienti che devono convivere a lungo termine con patologie.
Il materiale ha destato tanto sospetto che non ha ancora la completa approvazione dalla Comunità Europea, almeno fino ad oggi, tanto che risultano evidenti dubbi e i rischi anche per gli investimenti fatti dagli operatori.
Muto conclude esponendo il suo grave dubbio: ”Siamo sicuri che questi materiali dopo essere stati utilizzati in campo nucleare, smaltiti come tali, raffinati e riciclati dalle industrie non vengano poi immessi sul mercato a scopo sanitario?”
Muto precisa che queste sue dichiarazioni si basano su informazioni tratte da Pubblicazioni scientifiche Universitarie, sono contenute anche in motori di ricerca biografica e dunque di pubblico dominio.
Ed è per questo che non necessitano né di scuse, né di ulteriori precisazioni.
Evidente è il riferimento alla polemica con il dottor Pische che invitava Muto a citare le fonti in base alle quali poteva fare le sue affermazioni.
Muto polemicamente risponde che chiunque voglia avere la disponibilità delle fonti dovrà cercarsele a proprie spese. In altre parole Muto invita Pische a documentarsi.
Muto ricorda come tutte le leghe metalliche forse anche di più, gli ossidi sono responsabili di diversi effetti sull’organismo.
Gli ioni metallici liberati dalla corrosione elettrochimica si diffondono nei tessuti duri, nei tessuti molli e nei liquidi: dalla saliva al tubo digerente, alla diffusione nell'organismo, con accumulo e/o secrezione. Gli effetti locali o generali nell'organismo corrispondono all'azione dei metalli liberati;
si tratta di un campo molto vasto e comunque i sintomi si riferiscono alle correnti indotte sia a livello locale che generale. Gli effetti locali determinati dalle correnti e dalla diffusione di ioni

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