PER 6 ITALIANI SU 10 SI PUÒ GUARIRE DAL CANCRO. MA SOLO LA METÀ SA COSA SIANO GLI SCREENING

10/ott/2009 12.20.16 Francy Antonioli Contatta l'autore

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Il tumore non è più un male incurabile: ne è convinto il 60% degli italiani. Una “rivoluzione culturale” rispetto alla percezione comune fino a pochi anni fa, legata alla miglior informazione sulla malattia e ai progressi delle terapie. Conquiste che appaiono evidenti, soprattutto quando si parla di un big killer, il cancro del colon retto, che tanto ha beneficiato dei nuovi farmaci biologici mirati e dei programmi di diagnosi precoce. Ma se uno su 2 dice che oggi di questa neoplasia si può guarire, il 42% sa che esistono terapie efficaci e personalizzate e il 73% crede siano anche meno “aggressive” per l’organismo, fa riflettere che solo il 38% affermi che si può prevenire e che ben uno su 4 non sia disposto a cambiare il proprio stile di vita per diminuire il livello di rischio. Per non parlare dello screening che è conosciuto solo dal 50% dei cittadini. La fotografia emerge dalla prima indagine condotta dall’Associazione Italiana di Oncologia medica (AIOM) sulla conoscenza, la prevenzione e le terapie sul tumore del colon retto. Un sondaggio che ha coinvolto nel settembre 2009 800 italiani, intervistati a Roma e Milano fuori da centri commerciali, presentato oggi nel capoluogo lombardo nella giornata di apertura del Congresso Nazionale AIOM. Più donne che uomini (62 contro 38%), la stragrande maggioranza (81%) ha conosciuto il cancro da vicino, perché ne è stato colpito un amico o familiare. “Insomma, il tumore quando viene fa meno paura ma gli italiani si impegnano ancora troppo poco per tenerlo lontano”, afferma il prof. Francesco Boccardo, presidente nazionale AIOM. “E non vi è consapevolezza sui fattori di rischio – aggiunge il prof. Carmelo Iacono, presidente eletto AIOM -: sono sottostimate in particolare l’importanza di praticare attività fisica (segnalata solo dal 15%) e di una corretta alimentazione (uno su due la sottovaluta). Al contrario voci come l’inquinamento vengono ritenute rilevanti nel provocare il tumore da un 59%”. Il dato sulla diagnosi precoce e l’adesione agli screening conferma come ancora nel nostro Paese serva molta educazione: su questo si orienterà l’impegno della Società scientifica. “Siamo riusciti a trasmettere con successo un messaggio di fiducia nelle terapie – continua il prof. Marco Venturini, segretario nazionale Aiom -: una scommessa vinta, anche perché sono trascorsi solo 5 anni dall’approvazione di bevacizumab, il primo trattamento anti-angiogenesi approvato dalla FDA per l’uso nel cancro del colon-retto avanzato o metastatico, che ha aperto la strada ad altri farmaci biologici. Ora dobbiamo impegnarci di più come società scientifica per educare alla prevenzione”.  Il cancro del colon-retto è stato individuato dagli esperti perchè paradigmatico: è la seconda causa di morte da tumore in Europa ed è il terzo più diffuso al mondo. Ogni giorno in Italia 120 persone ricevono una diagnosi per questa neoplasia e 40 ne muoiono: si tratta del secondo “big killer” che causa circa 16.000 decessi l’anno. “Ma si può prevenire con un corretto stile di vita, esiste uno screening ed è quello in cui i farmaci biologici hanno trovato il più largo impiego clinico – spiega il prof. Boccardo -. Questi elementi hanno modificanto profondamente la storia della malattia, tanto che oggi la sopravvivenza è pari al 54%”. “Abbiamo scelto questa neoplasia come emblema della portata dei cambiamenti avvenuti nella nostra disciplina – prosegue il prof. Iacono – per lanciare un messaggio di speranza in occasione del nostro più importante appuntamento scientifico annuale. Siamo orgogliosi inoltre che dal sondaggio sia emerso un significativo apprezzamento per il nostro lavoro: il 42% degli intervistati afferma che il livello dell’oncologia italiana è ottimo, il 34% buono. Giudizi che rendono conto dei nostri sforzi e riconoscono una situazione di oggettiva eccellenza, in cui l’Italia si distingue a livello mondiale per numero di pubblicazioni scientifiche e per il livello dell’assistenza. Certo i problemi non mancano e noi come Società scientifica siamo impegnati su più fronti per migliorare ogni giorno la vita dei pazienti nei nostri ospedali”. Il Congresso, che riunisce 3.000 partecipanti, affronta i temi più attuali legati sia alle novità scientifiche che alle questioni di politica sanitaria e culturale. “L’approccio a questa malattia sta radicalmente cambiando – conclude il prof. Venturini -. Non si fa più riferimento all’organo colpito ma ai meccanismi molecolari che sovrintendono lo sviluppo della neoplasia: un processo ormai avanzato che presto potrebbe portare ad una nuova classificazione dei tumori. Una rivoluzione destinata ad incidere profondamente sul modo di impostare le terapie, con un più completo e mirato utilizzo dei farmaci biologici: una grande risorsa, che potremo impiegare al meglio delle potenzialità, con un conseguente vantaggio in salute per i nostri pazienti, una razionalizzazione e un risparmio per il sistema sanitario”.
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